Zia Favola e il sogno americano </br> Una storia siculish

Zia Favola e il sogno americano
Una storia siculish

Una delle tante storia di emigrazione agli inizi del ‘900. Tanto lontana eppure altrettanto attuale.

Arriva nelle librerie il romanzo “Zia Favola – Una storia siculish”, di Aut Aut Edizioni, scritto dall’autore e regista teatrale Cono Cinquemani, impegnato da sempre a promuovere la cultura siciliana. Nel 2015 infatti pubblica il Dizionario Siculish e nello stesso anno porta in scena: “Donne marginali” e “La cuffia del silenzio”.

Più di 5 milioni sono gli italiani che a causa di carestie e guerre tra il 1880 e il 1915 decidono di lasciare la terra natìa per approdare a Novaiorca. In prevalenza meridionali quelli che abbandonano gli affetti e i pochi beni per affrontare un viaggio lungo settimane per potere emigrare verso il Nuovo Mondo. Così nasce il fenomeno del Siculish   che ha portato alla sicilianizzazione di molti termini angloamericani da parte di immigrati siciliani negli Stati Uniti d’America.

La protagonista è Favola Cinquemani. Per il suo settantesimo compleanno riceve una macchina da scrivere ed inizia così a narrare la sua storia: halfu siciliana e halfu americana.

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Nasce a San Cono, in Sicilia, figlia unica di Maria Nicolosi detta ‘’Tirara’’ e da Giuseppe Cinquemani ‘’Vinurussu’’. A sette anni Favola si soprannomina da sola ‘’la pilurussa’’ a causa dei suoi capelli rossi, comprende che i bambini sanno essere molto cattivi e decide di darsi un soprannome da sola. Sa anche che la Sicilia seppur magnifica terra, non offre niente, e le storie che già da piccola sentiva sui suoi compatrioti impiantati nella “Merica” che iniziano ad arricchirsi con  i “bisinissi” (business ndr.), presto cominciano a diventare realtà.  I genitori preoccupati per il suo futuro la spingono all’idea di partire.  Da sola però Favola non può vivere a New York  e grazie all’aiuto del prete del paese trova un fidanzato per corrispondenza, Michele Martorana. Un po’ spaventata dall’idea di sposare uno sconosciuto, guardando la foto però, pensa che in fondo non le fosse andata così male. E così si avventura.

“Favola, chista è a vistina bona. Non è per la partenza ma è per quannu arrivi! Quannu supra a navi sentirai ‘’Merica, Merica, Merica’’ scinni subito nella branda. Lavati cu l’erba bianca, pungi un dito e schiaccialo nella fungia. Devi sembrare ancora chiù bedda di come sei. Pigghia sta vistina, stringila alla vita, copri li spaddi e fatti il segno della cruci”.

Queste le raccomandazioni che la Tirara offre alla figlia prima di intraprendere il viaggio, ed ecco che Favola parte, lascia la sua casa e si dirige verso il suo futuro. Sulla nave, malauguratamente, inizia a soffrire di glaucoma, che nel giro di pochi giorni apparentemente guarisce.  Dopo un viaggio di molti giorni ecco la statua della libertà, lo stupore e la felicità non si attenuano,  Favola è impaziente di incontrare il suo futuro marito, ma purtroppo dovrà attendere ancora, poiché il suo glaucoma si ripresenta e la costringe a restare in quarantena per molti mesi a Ellis Island. Con la paura di essere rimandata in Italia e con il desiderio di sposare Michele, Favola riesce a superare queste prime astrusità e giunge finalmente a Brooklyn, la sua nuova casa.

Innumerevoli sono le gioie e le amarezze che affronta, dall’apertura della sua “bisinissa”, che la porta ad essere conosciuta tra i siciliani di Little Italy e non solo, alla perdita del marito fino alla nascita di un nuovo amore.

Una storia toccante e profonda, un atto di riverenza nei confronti di persone che, come Zia Favola, hanno affrontato l’emigrazione e   la terra straniera con la certezza di un futuro migliore. La minuziosa descrizione di una donna coraggiosa ed evoluta che riesce a crearsi una famiglia e a sentirsi poi una vera e propria italoamericana nonostante il pregiudizio di cui è vittima in principio. Una vicenda che appartiene a tutti i siciliani che tuttora risiedono all’estero con la certezza che potranno rispecchiarsi tra quelle pagine.

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