“Vietato al padre” di Bruna Magi </br> “Mia forza: camminare con l’aldilà”

“Vietato al padre” di Bruna Magi
“Mia forza: camminare con l’aldilà”

Un’intensa storia di dolore per non dimenticare la perdita di una persona amata.

PALERMO – Bruna Magi è nata a Savona ma vive a Milano. È giornalista, scrittrice, critico cinematografico e sorella. Ex sorella. Nel suo ultimo libro, “Vietato al padre” (Bietti, 2016), racconta la storia di Barbara, indissolubilmente legata a quella del fratello Rodrigo, soprattutto dopo che una morte tragica glielo porta via. In modo simile la vita della Magi è stata scossa dopo la perdita improvvisa del fratello, le abbiamo rivolto qualche domanda per conoscere il legame fra il reale e l’immaginario.

Bruna Magi.

Bruna Magi.

Il libro è stato scritto dopo la morte improvvisa di suo fratello, in che modo questo gesto ha avuto un valore catartico nella sua vita? L’ha aiutata a metabolizzare il dolore, a superarlo, ha imparato a conviverci?

“Non l’ho scritto per metabolizzare il dolore. Né per superarlo cercando la catarsi, né per imparare a conviverci. Anzi, ho voluto crescere nel dolore e con il dolore, perché mio fratello Ruggero tornasse a vivere una seconda vita, sia pur immaginaria. Detesto coloro che dopo un lutto dicono che la vita va avanti e che bisogna cercare di dimenticare. Li considero elementari e anche un po’ ipocriti nel cercare una giustificazione, un alibi alla mancanza di chi abbiamo molto amato e non c’è più. Comodo dire che la vita va avanti e quindi devi dimenticare. La mia forza diversa è stata quella di camminare di pari passo con l’aldilà, in una sorta di comunicazione parallela. Straziante. Ho scritto con i coltelli nel cuore e nelle dita, mentre queste scivolavano sui tasti del computer. Ma è stato anche sublime per non dimenticare mai. Ne valeva e ne vale la pena”.

La storia prende spunto dalla vita di suo fratello e della sua famiglia per poi lasciarsi trasportare dalla fantasia, quanta parte della sua vita reale e del rapporto che aveva con suo fratello c’è dentro questo libro?

“Potrei dire che c’è tutto e il contrario di tutto. Ogni scrittore porta con sé il suo mondo, cambia solo il modo di esprimerlo. Qualsiasi autore, scrittore o regista, visto il mio amore per il cinema, continua a trascrivere il suo mondo. Qualche esempio? Si parte dai grandi classici. Anche Tolstoj conosceva Anna Karenina. Così come Tomasi di Lampedusa aveva regalato la sua anima e il suo modo di vivere al Gattopardo. E Alberto Bevilacqua trascorse una vita ad amare e combattere i fantasmi che popolavano le rive del suo Po. Diciamo che nel mio caso la fantasia ha trasportato la realtà in una dimensione siderale. Senza confini, perché si va oltre. Nel mio romanzo, come dicevo, non solo c’è la vita fantastica e quella reale, c’è una terza dimensione in parallelo, quella dell’aldilà”.Vietato_al_padre_front_LD

La storia del protagonista si intreccia con quella di una donna possessiva e calcolatrice, da donna quanto crede influisca una presenza femminile nella vita di un uomo?

“Le donne influiscono sugli uomini quanto gli uomini influiscono sulle donne. Questo secondo un generale equilibrio della vita. Innata par condicio. Ma l’intensità dei condizionamenti reciproci dipende dai singoli casi. E ci sono quelli, più abituali, in cui le donne seguono un tracciato disegnato da un uomo. Ma anche quelli di donne dominatrici, in cui persino gli uomini più intelligenti si rendono conto di essere prede, prigionieri di sentimenti sbagliati, portatori soltanto di sofferenze, ma non riescono a opporsi a loro stessi, non trovano la forza di uscirne.

Lei attribuisce un grande valore ai rapporti personali e familiari, crede che nella società di oggi siano mutati rispetto a quelli che ci mostra nel libro?

“Non sono mai mutati. Vengono vissuti ed esternati in modo diverso, le famiglie rimangono il fulcro della società, anche quelle allargate. Perché la famiglia è l’unico possibile sito di sicurezza. Persino (mi rendo conto di affermare un paradosso, ma è la realtà) quando si tratta di rapporti sbagliati, perché magari si troncano, si chiudono, ma soltanto per crearne altri simili”.

Il cinema è parte integrante della sua carriera tanto da aver influenzato anche il modo di scrivere “per immagini”, tra libro e film quale strumento ritiene più adatto a trasmettere il suo messaggio? Qual è, a suo avviso, il mezzo che arriva prima al cuore?

“Entrambi, libri e film, arrivano dritti al cuore. Purché abbiano la forza e la capacità di farlo. Quando un’opera, letteraria o cinematografica che sia, contiene messaggi coinvolgenti, seduce sempre il nostro immaginario”.

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