USS Indianapolis: la recensione </br> Shark movie o war movie?

USS Indianapolis: la recensione
Shark movie o war movie?

Aspira a diventare un colossal sulla scia di “Unbroken” ma getta la spugna fin dall’inizio.

L’incrociatore pesante USS Indianapolis, guidato dal comandante Charles McVay, è stato scelto per trasportare due bombe nucleari nel Mar delle Filippine, a Tian, da dove poi verranno sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Nessuno dei marinai sa del carico della nave, soltanto il coraggioso comandante che chiede fino alla fine al governo USA una scorta che possa proteggerli dagli attacchi dei kaiten giapponesi, volontari che a bordo di siluri si lanciano in missioni suicide.

Il 30 luglio 1945, al ritorno dalla missione lampo, la USS Indianapolis viene colpita e affondata dal sottomarino giapponese I-58. Dei 1197 marinai più di 800 muoiono affogati o divorati dagli squali nonostante le tre richieste di aiuto ignorate dalle basi navali vicine. Ma al ritorno in patria dovrà essere il capitano McVay, chiamato a processo davanti alla corte marziale, a rispondere del disastro, vittima soltanto di essere stato scelto come capro espiatorio dai potenti.

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Ispirato a fatti realmente accaduti sul finire della seconda Guerra Mondiale, il film di Mario Van Peebles aspira a diventare un grande colossal ma, forse a causa del budget ridotto o per la tendenza a continue ellissi narrative, rimane relegato nella categoria dei B-Movie. Fin dall’inizio frammentario in cui si susseguono, come elencati superficialmente, i momenti che precedono la partenza della USS Indianapolis capiamo che il film non avrà il piglio storico di altri del genere come Unbroken.

Se il momento dell’affondamento della USS Indianapolis ricorda fin troppo da vicino le inquadrature e le sequenze di Titanic, la fase successiva a cui è stato riservata fin troppa parte della narrazione trasforma il film in uno shark movie, in un susseguirsi di banchetti in acqua. E quale momento migliore se non l’estate, come sempre, per farlo uscire nelle sale?

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I marinai vengono rappresentati come una ciurma di ragazzi che sono capitati lì per caso senza sapere come muoversi su una nave della Marina Militare ma anche il capitano, interpretato da Nicolas Cage, acquista i tratti di una caricatura, idealizzato come loro padre adottivo dalle espressioni ormai standardizzate di un attore che non sa più a quale genere cinematografico appartenere, avendoli per necessità (economiche soprattutto) provati tutti.

L’esatto opposto è l’equipaggio giapponese, legato alla religione, disciplinato e composto da uomini d’onore che senza paura affrontano la morte a pieno viso: anche qui si sprecano gli stereotipi.

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Dunque se la vostra intenzione è quella di seguire la tradizione estiva e fiondarvi su un altro film “sugli squali” la sala vi aspetta ma se siete alla ricerca di un film storico sulla seconda Guerra Mondiale non sarà in USS Indianapolis che lo troverete.

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