Tinturia, la Sicilia e le donne</br> A tu per tu con Lello Analfino

Tinturia, la Sicilia e le donne
A tu per tu con Lello Analfino

Le esclusive di LeiSi. Intervista al frontman del gruppo agrigentino che tira le somme dei successi raggiunti.

Vent’anni di carriera e non sentirli. Perché i Tinturia, che da Raffadali, in provincia di Agrigento, hanno scalato l’Italia con la sola forza delle etichette indipendenti, non hanno conosciuto la crisi della notorietà. Basta chiedere ad un quarantenne, ad un trentenne e ad un ventenne “Jovanotto, ha qualcosa da dichiarare?” e la risposta, intonata alla giusta maniera e con il giusto accento, sarà quasi sempre “Se, briscola a mazze”. Brani che passano dalla protesta sociale, canzonando i giovani siciliani ‘cu l’occhi a pampinedda’, alle serenate d’amore ironiche, come la cover di ‘La Donna Riccia’ di Domenico Modugno, il gruppo guidato dal frontman Lello Analfino continua a collezionare successi di pubblico, tanto da ricevere la candidatura ai Nastri d’Argento nella categoria ‘Canzone Originale’ per ‘Cocciu d’Amuri’. Di questo, e di tanto altro, Lello ne ha parlato con LeiSì.

 

In che modo in Tinturia sono ‘tinti’? Perché questa definizione?

“Tutto nasce dalla nostra musica, dalle nostre canzoni. Portiamo sul palco un genere variegato di canzoni, dall’amore all’impegno sociale, trattate sempre con una matrice comune: l’ironia. Il tono dei nostri temi è caratterizzato dalla battuta che fa ridere e riflettere, al contempo”.

Nei vostri testi, infatti, le tematiche di protesta sociale sono un argomento fondamentale, dalla precarietà del lavoro alle droghe leggere. Pensi che questo possa avervi avvicinato o allontanato da un certo tipo di pubblico?

“Non penso si possa generalizzare in questo: sicuramente una parte del pubblico preferisce le canzoni leggere e d’amore, ma l’impegno sociale resta una componente molto apprezzata dei nostri ascoltatori. Fare una distinzione in questo è difficile. Magari qualcuno trova impegnata una canzone d’amore, per esempio. Non per questo noi non rimaniamo sempre fedeli a noi stessi”.

In diverse occasioni avete collaborato con Ficarra e Picone per le colonne sonore dei film e per eventi di beneficenza. Com’è nato questo sodalizio?

“Con Salvo e Valentino ci conosciamo da vent’anni, e prima del nostro rapporto professionale vi è una solida amicizia che ci ha portato a collaborare in tutti questi anni. Tutte le cose belle fatte dai Tinturia sono legate a Ficarra e Picone”.

In ‘Precario’ canti: “Se fossi presidente, che cosa ti darei…”. Lello, se fossi davvero il Governatore della Sicilia, cosa daresti alla tua terra?

“Io cambierei totalmente il sistema dirigenziale dei burocrati che governano la nostra regione. Il problema principale, per me, è proprio questo: chi mette le firme, tutti questi personaggi di rappresentanza. In secondo luogo, va cambiata la coscienza civica dei siciliani. Se si butta a terra un pezzo di carta stiamo danneggiando noi stessi, parte tutto da noi”.

‘Cocciu d’amuri’ è stata candidata come canzone originale ai Nastri d’Argento, insieme a brani di altri artisti come Francesco De Gregori e Giuliano Sangiorgi. Unica canzone in dialetto. Come hai vissuto la notizia?

“Benissimo, ovviamente. Le favole esistono e io al momento ne sto vivendo una: che la mia canzone, per l’appunto in dialetto, sia arrivata a competere con quelle di artisti supportati dalle major nazionali, mentre la mia è e resta una musica indipendente, è davvero oltre ogni aspettativa. Ancora una volta grazie a Ficarra e Picone, perché senza il film ‘Andiamo a quel paese’, di cui è colonna sonora, non avrebbe avuto questo riscontro”.

Che ruolo ha la donna siciliana nelle vostre canzoni?

“Le donne, in generale, sono il motore che muove il mondo. Le nostre mogli sono muse ispiratrici, sia nella musica che nelle nostre vite, ricoprendo un ruolo primario. Un artista cresce veramente quando ha una donna al suo fianco”.

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