‘Stalking’, in scena allo Zappalà </br> Un dramma dei giorni nostri

‘Stalking’, in scena allo Zappalà
Un dramma dei giorni nostri

Il 17 dicembre anteprima di Stalking, opera lirica inedita in due atti. LeiSi era presente.

Sono le 21:30 quando le luci si fanno prima soffuse fino a scomparire. Entra l’orchestra, il maestro Corinne Latteur è sul palco, con il sipario ancora chiuso, sale Maurizio Maiorana, attore che nell’opera interpreta il cattivo della situazione ma che in questo momento si fa portavoce degli autori presentando l’opera in breve.

Il sipario si apre e rivela la scena: al centro,sopra un velo bianco, sono adagiati un cappello nero, una rosa rossa e uno scialle anch’esso rosso, delle sedie, un tavolo e una porta pendono dal soffitto sorretti da fili invisibili. Sulla destra, una congerie di mobili e oggetti di uso domestico sono accatastati a formare una piramide: tutto ci parla di casa, ma non è il rifugio sicuro che ognuno di noi ha e di cui ha bisogno, non ha niente a che vedere con il focolare domestico. Di fuoco infatti è rimasto solo quello che brucia e corrode da dentro un uomo geloso, possessivo e violento: Bruno. Entra la ballerina Emanuela Baldi vestita di bianco, prende la rosa rossa, ne strappa via i petali ed esce, i musicisti suonano le prime note e fanno il loro ingresso in scena le protagoniste, la soprano Francesca Mazzara e l’attrice Oriana Martucci che interpretano, ognuna secondo il rispettivo talento, il ruolo di Luisa.

L’opera infatti, è stata pensata per essere l’unione di due momenti: uno canoro e l’altro recitativo. Ogni personaggio, fatta eccezione per i piccoli Angelo e Gaia, figli di Luisa, ha quindi un suo ‘alter ego’ che attraverso il canto e la recitazione vuole enfatizzare sentimenti e stati d’animo. Stalking, musicata dall’artista Corinne Latteur, il cui libretto è stato scritto da Gaspare Miraglia ci racconta la storia di una giovane donna, tormentata dai comportamenti persecutori dell’ormai ex marito, denunciati senza risultato alle forze dell’ordine e del timore che quest’ultimo possa nuocere soprattutto ai suoi figli.

La speranza di ritornare alla vita è incarnata dal giovane compositore Marco, impersonato da Fabrizio Corona, tenore, e Salvo Dolce il quale, innamorato e corrisposto, convince Luisa , ex cantante lirica, a ritornare sulle scene e di farlo proprio con l’opera da lui composta, ‘Catene d’amore’. Altro importante punto di riferimento per la giovane è Gina (Anna Maria Salerno), sua migliore amica e sorella di Marco, che la spinge a contattare un centro di prevenzione sulla violenza alle donne.

La mente deviata di Bruno, lo porta perfino a farsi ingaggiare nel cast dello spettacolo di Marco, svelata la sua vera identità viene allontano anche in cambio di una somma di denaro.

Da qui, non vi narriamo più nulla.

L’importante tema sociale è affrontato in quest’opera in modo crudo e diretto, senza sconti, senza censure, così come è nella realtà, così come ne sentiamo parlare quasi ogni giorno alla televisione o ne leggiamo sui giornali. Fondamentale è stato il contributo della compositrice Corinne Latteur; una musica, la sua, cardine di tutta l’opera, capace di far tremare nei momenti di maggior drammaticità e rasserenare in quelli più pacati e briosi.

Un’opera assolutamente da vedere insomma e che fa dell’attualità il proprio cardine.

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