Soli in ufficio? Arriva il coworking </br> La strategia lavorativa del futuro

Soli in ufficio? Arriva il coworking
La strategia lavorativa del futuro

La condivisione di un ambiente di lavoro spopola anche in Italia.

Un sondaggio del 2007 ha dimostrato che molti dipendenti tendono a sentirsi isolati se costretti a lavorare in proprio, magari tra le mura di una casa o in un caffè. Il co-working, nato nel 2005 da un’idea del californiano Brad Neuberg, oltre che ridurre il problema dell’isolamento, ha la funzione di creare tra l’eterogeneità dei diversi dipendenti un’ideologia comune o, più esattamente, una comunità, allo scopo di portare a termine progetti di vario tipo tramite lo scambio di idee, competenze e relazioni.

Questa strategia lavorativa, che inizialmente è stata ben accolta al Nord Italia, si sta diffondendo in maniera virale nel Sud, forse proprio in risposta a quella crisi di cui tanto si parla e che sembra scoraggiare qualsiasi individuo che voglia intraprendere una nuova carriera.

Esempi concreti di co-working si stanno vedendo anche a Palermo.  Grazie all’iniziativa del Centro Laboratorio Arti Contemporanee (CLAC) nel 2003 si è inaugurato nel capoluogo siciliano il ‘Re Federico Cowork’, che sarebbe non solo un spazio di lavoro condiviso ma anche e soprattutto un progetto di comunità creativa e un laboratorio di pratiche di economia partecipativa. Lo scopo è quello di moltiplicare le possibilità creative, affrontare le patologie del lavoro contemporaneo condividendo problematiche e possibili soluzioni e, ovviamente, garantire la crescita professionale. Stessi obiettivi per ‘Neunoi’, secondo cui il co-working è anche la risposta perfetta alle esigenze del cliente, che riconoscerebbe una maggiore qualità del servizio.

Dunque questo nuovo modo di intendere il lavoro sembrerebbe garantire migliori prospettive ai giovani e determinerebbe un cambiamento in positivo, dal momento che offre un ampliamento delle possibilità di avere successo con la propria carriera.

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