Sicilia e Danimarca insieme  </br> per tappeti dal design innovativo

Sicilia e Danimarca insieme
per tappeti dal design innovativo

Studenti di architettura e aziende uniti da un progetto universitario.

Continua la collaborazione tra l’Università degli Studi di Palermo e il brand catanese Vivo d’Emilio per la produzione di prototipi realizzati dagli allievi della Facoltà di Architettura. A coordinare il lavori, ancora una volta, il professore Dario Russo, responsabile del Laboratorio di disegno industriale. L’obiettivo del progetto di quest’anno è creare tappeti dal design innovativo per giovani che vivono in case smart.

Alessia Mistretta, Eudossia, 2015, render di Saverio Albano

Alessia Mistretta, Eudossia, 2015, render di Saverio Albano

L’azienda catanese, fondata da Tito d’Emilio sul quale Dario Russo ha scritto un libro, si serve dell’azienda ‘Ege’ di Herning, capace di riprodurre su moquette qualsiasi tipo di immagine, con una risoluzione di un pixel per filo di lana.

Ogni anno il laboratorio propone una nuova edizione e le aziende partecipanti firmano una convenzione con l’Università di Palermo per commercializzare i progetti che diventano prodotti, in questo modo gli studenti possono scegliere l’azienda che è più nelle loro corde. L’idea è nata da un brief concertato da Dario Russo e l’azienda catanese Vivo d’Emilio.

Lo scopo che stava alla base del Laboratorio precedente, ovvero creare un collegamento reale tra Università e mondo del lavoro, ha dato i suoi frutti. “L’anno scorso – spiega Dario Russo – Vivo d’Emilio ha realizzato fisicamente tre prototipi su tre. Ogni studente ha avuto il suo prototipo che adesso è presente in un catalogo consultabile. Il mio ideale è la creazione di sette prototipi, che sommati a quelli dell’anno 2015 sarebbero dieci, più due collezioni per bambini. Alberto Caruso per esempio, prossimo alla laurea, è stato ingaggiato dall’azienda catanese come tutor aziendale a Palermo”.

Mostra Design & Territorio, Cantieri culturali Zisa, 2015

Mostra Design & Territorio, Cantieri culturali Zisa, 2015

Proprio ad Alberto Caruso abbiamo chiesto se fosse consapevole, già all’inizio, delle possibilità offerte dal Laboratorio. “No – racconta Alberto -, non sapevo a cosa andavo incontro. Pensavo che avrei seguito un corso come tanti, dove i progetti, una volta conclusi, rimangono cristallizzati sulla carta che poi con l’andare degli anni ingiallisce invano. Non nego che è stato un corso molto impegnativo”.

Un contatto produttivo tra studenti e aziende. “L’azienda – continua il professore – mette a disposizione degli studenti il proprio know how, l’Università consente all’azienda di rivendere i prodotti creati da questa collaborazione, ma in caso di vendita o promozione bisogna specificare la collaborazione con l’Università e la paternità del progetto, ovvero il nome dello studente che lo ha realizzato, con un evidente ritorno d’immagine, e riconoscere ai ragazzi delle royalties che corrispondano alla vendita del prodotto”.

Per gli studenti si apre una vera e propria porta sul mondo del lavoro. “Se per sorpresa– spiega ancora Alberto Caruso – si intende lo stupore per essermi trovato dentro ad un percorso che dovrebbe apparire solamente normale, se assoldare giovani, formarli e credere in loro, son cose così rare, allora sì, posso dire che l’esperienza extra-universitaria è stata una sorpresa”.

Laboratorio Disegno Industriale, sede Dipartimento di Architettura, 2016

“Il lavoro come tutor aziendale – conclude Alberto – si sta rivelando un’esperienza ricca, formativa ed impegnativa. Io sono l’anello di congiunzione tra i ragazzi e l’azienda che, avendo sede a Catania, aveva bisogno di una valida ed affidabile appendice al loro organico. Poi se la dobbiamo buttare sul personale dico che è stato molto formativo anche per me, oltre ogni pronostico, stare dall’altra parte e non dimenticare mai quello che si è stato, che loro sono né meglio né peggio di come eri tu… che dietro ogni studente c’è un mondo che a noi è ignoto e che tale deve rimanere… che bisogna sempre giudicare il lavoro e mai le persone… e già solo questo è dir tanto”.

Se Alberto coordina i lavori da Palermo, a Catania il rappresentante aziendale è Tiziana Conserto. L’architetto lavora per la Tito d’Emilio (prima azienda a vincere nel 2008 il premio “Compasso d’Oro” nel settore della distribuzione) e segue la sperimentazione di nuovi prodotti per il brand Vivo d’Emilio, che si rivolge a quella fetta di mercato che richiede l’oggetto di alto design ma non può permetterselo.

“Nella ricerca di questi prodotti – spiega Tiziana Conserto – ci siamo incrociati con il Laboratorio di Dario Russo e questo è il terzo anno di collaborazione. Il primo anno c’è stata totale libertà creativa, ognuno ha realizzato un prodotto a sua scelta, l’anno successivo abbiamo lavorato in sinergia con Eco-design, un’azienda di distribuzione nazionale che distribuisce anche la danese Ege. Ovviamente ci sono dei vincoli commerciali legati al prezzo che deve rientrare nella fascia standard del cliente tipo di Vivo”.

Simone Accurso Tagano, Ideal carpet, 2015, render di Saverio Albano

Simone Accurso Tagano, Ideal carpet, 2015, render di Saverio Albano

Da un cavillo tecnico è nata un’idea innovativa. “L’intento – continua Tiziana – è quello di selezionare un certo numero di collezioni, eravamo partiti da un tappeto ma la macchina impone un vincolo di taglio di 5mx4m, questa cosa ci ha fatto venire in mente che dalla stampa di un tappeto se ne potevano ricavare altri per tutta la casa con una linea coordinata, ognuno tagliato e bordato e riassemblabile in un unico tappeto”.

È così che la dinamica azienda catanese lancia la sfida per una nuova concezione del tappeto. “Lo scopo – precisa la responsabile – è creare un concetto di tappeti, che tenga conto della riassemblabilità per adattarsi al cambiamento di una casa, della flessibilità per poter comporre e scomporre, l’idea massima è elaborare un catalogo calpestabile con esempi per dare un’immagine concreta al cliente”.

Dalla sfida anche la scommessa di puntare su forze siciliane. “Dal punto di vista etico – conclude Tiziana Conserto – c’è stata una scelta precisa di rivolgersi a designer palermitani perché qui ci sono capacità creative e competenze sorprendenti nei giovani. In una realtà in cui le aziende sono slegate dalle università l’obiettivo era di mettere su Vivo d’Emilio con designer siciliani e il laboratorio di Dario Russo si è innescato alla perfezione”.

Come ci informa Dario Russo, il laboratorio è partito a marzo e si concluderà a giugno, per la mostra finale dobbiamo ancora attendere la definizione dell’organizzazione logistica ma quasi sicuramente potremo vederla nella seconda metà di ottobre 2016. E chissà che il professore non riesca anche nell’obiettivo di portare i prototipi del Laboratorio al Salone del Mobile di Milano l’anno prossimo.

Foto di copertina: Alberto Caruso, Carpet Diem, 2015, render di Saverio Albano.

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