Palermo e i suoi cinema</br> Andrea Calvaruso alla Broadway

Palermo e i suoi cinema
Andrea Calvaruso alla Broadway

Un viaggio attraverso i cinema popolari di Palermo tra ricordi e speranze.

C’è stato un tempo in cui a Palermo esistevano 170 cinema e 69 arene. Cifre che per chi è cresciuto in questa generazione, in cui di arena ne sopravvive una soltanto, e probabilmente non l’ha mai frequentata, sembrano quasi impossibili. Sono i luoghi che Andrea Calvaruso ha raccolto e pubblicato, con la fotografia di Giovanni Lizzio nel libro “Racconti di Palermo e dei suoi cinema. Piccola enciclopedia Popolare dei cinema e delle arene di Palermo”. Un volume che unisce nostalgia e lontananza, ma che per questo non vuole fermarsi al piano della retorica, piuttosto dare un nuovo impulso, affinché la città non perda del tutto il suo patrimonio culturale, ma possa ricostruirlo.

Come ha motivato l’autore nel corso della presentazione, “il libro tenta di raccogliere qualcosa che è accaduto in città e non è stato rilevato. È un libro di testimonianza, che nasce dall’esigenza di ritrovare il cinema dell’infanzia, che sembrava scomparso anche dai motori dei ricerca: 170 luoghi descritti anche da chi come me osservava la città dal quartiere Boccadifalco, quindi da un punto di vista diverso da chi abitava a Palermo centro. Un libro di un non scrittore, che si sentiva dare del bugiardo quando nominava il suo cinema dell’adolescenza, ormai dimenticato dai più e per questo ha deciso di ritrovarlo e documentarlo”.

Questo infatti è il primo libro che presenta uno studio completo su tutti i cinema che un tempo si trovavano città, anche quelli popolari, solitamente tralasciati rispetto a un numero più esiguo di cinema costruiti da famosi architetti. “Nato negli anni ’50 ho visto le prime immagini in movimento al cinema, nelle case non c’era ancora la televisione-ha proseguito Calvaruso- un cinema di periferia costava 150 lire contro le 850 di un cinema centrale, negli anni ‘60”. Una vicinanza dei palermitani al cinema testimoniata dalle tante interviste che hanno portato alla luce l’esistenza di cinema e arene finora sconosciuti, ma vivi nella memoria di chi li ha frequentati e che viveva al cinema non solo la proiezione, ma un contesto che spesso si colorava di humor involontario, tipico della nostra città. L’autore, appartenente alla classe operaia, come ha lui stesso sottolineato, tramite il cinema ha arricchito la sua formazione, così come molti altri tra gli anni ’60 e ‘70. Ha lasciato la Sicilia a vent’anni, vive lontano ormai da trentacinque, ma porta con sé gli aneddoti, i “racconti” del titolo.

Sono intervenuti anche Mario Bellone, critico, documentarista, docente all’Accademia di Belle Arti, ricordando gli anni della costruzione dei grandi cinema di Basile e altri conosciuti architetti, e Marcello Benfante, scrittore e critico letterario. Entrambi hanno narrato numerosi aneddoti su quello che fu l’ambiente dei cinema popolari. Un momento interessante e suggestivo per i più giovani, per forza di cose estranei a quell’aria di festa disordinata che li caratterizzò, commovente per chi invece ha vissuto quegli anni, e non ha nascosto l’emozione riaffiorata al ricordo dei venditori di dolciumi e vivande che affollavano quei luoghi, le giornate di festa di un rito che si è ormai perso. Speriamo non per sempre, anche se destinato a forme diverse.

Lascia un commento

*