La minigonna compie 50 anni </br> I segreti del sex simbol femminile

La minigonna compie 50 anni
I segreti del sex simbol femminile

Miniskirt: origine, diffusione e consigli su come indossarla restando sensuali ed eleganti.

MODE-MINI JUPE-1966Era il 1965 quando la minigonna faceva il suo ingresso nel panorama della moda femminile. Creata a Londra da Mary Quant, la sua prima apparizione avviene nelle vetrine della boutique Bazaar e viene subito adottata dalle donne del Regno Unito e, poco dopo, dalle celebrità d’Europa e di tutto il mondo. Il loro utilizzo viene consacrato definitivamente negli anni ’70, accompagnando gli ideali di libertà e trasgressione dei figli dei fiori e del movimento delle donne, che rivendicano la piena autorità decisionale nella loro sfera sessuale. Mostrare le gambe, va da sé, è una delle immagini più forti che si rivelarono determinanti nell’immaginario di quegli anni, e la minigonna contribuì notevolmente alla causa.

 

 

patty-pravo-2013In Italia, la minigonna ha una madrina precisa, la celebre cantante Patty Pravo. Erano gli anni d’oro del Piper, della bella vita milanese, quando l’artista sfruttava il capo d’abbigliamento come simbolo della propria sensualità. Oggi, nelle collezioni di molti designer italiani, la minigonna afferma nuovamente la sua caratteristica con novità in termini di forma e stile. Dalla grintosa pelle nera, abbinabile a capi in jeans e tacchi alti per un contrasto grintoso e femminile, alle minigonne in pizzo per un effetto romantico, fino al ritorno dei ‘Sixties’ con fantasia scozzese e frange che si fermano ben sopra il ginocchio, una minigonna risolve spesso l’annosa questione del cosa indossare.

Come indossare al meglio una minigonna? Alcune occasioni sono decisamente inadatte. Colloqui di lavoro e luoghi di lavoro, ad esempio, richiedono atteggiamenti più sobri e professionali che l’aggressività della minigonna potrebbero minare, così come eventi eccessivamente formali dov’è richiesto l’abito lungo o un tailleur con pantalone. Alcuni abbinamenti, seppur visti e rivisti soprattutto negli anni ’90, andrebbero assolutamente evitati. Minigonna e top corto, ad esempio, vanno bene al mare e in vacanza, ma assolutamente non in città e nella vita quotidiana, pena il sembrare volgari. Meglio un top o una blusa più lunga. Altro luogo comune da sfatare è l’abbinamento al tacco eccessivamente alto. Quest’ultimo, che andrebbe comunque evitato se non si sa portare al meglio, può dare ancora una volta l’idea di strafare: meglio un tacco da otto o dieci centimetri, anche un sandalo, o uno stivaletto a tronchetto appena sopra la caviglia anche abbinato ai collant, che se coordinati alla minigonna non guastano nemmeno in inverno.

avatarInfine, qualche curiosità da manuale sul capo più discusso di tutti i tempi, che ha segnato forse l’ultima vera grande rivoluzione del costume. La prima idea di minigonna affiorò già nell’Ottocento all’attiva femminista Hubertine Auclet, che fondò un vero movimento delle gonne corte per rivendicare i diritti delle donne francesi alla libertà per il proprio corpo. Fu un blando inizio, che venne tuttavia subito bloccato per via legislativa. Quest’ultima, da un punto di vista fiscale, fu anche un problema serio per la tassazione britannica, che riguardava solo gli abiti per adulti e non quelli per bambini basandosi sulla lunghezza dei capi d’abbigliamento stessi. I vestiti sopra i sessantuno centimetri erano soggetti a tassazione, ma le minigonne, fra i 33 e i 50 centimetri, rientravano paradossalmente nella fascia non tassata.

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