Profilo che apri stereotipo che trovi </br> Scopri che amici hai su Facebook

Profilo che apri stereotipo che trovi
Scopri che amici hai su Facebook

Armatevi di autoironia e giocate a riconoscervi. Ci siete anche voi?

Un tempo per farsi vedere bastava un giro in piazza: così si ostentavano macchine nuove, bei vestiti, si spettegolava.  Quella piazza oggi non esiste più, o meglio, è virtuale e si chiama Facebook.  Anche questo luogo ha una sua antropologia, se vogliamo più pittoresca di quanto la vita “reale” non lasci intendere. Forse perché protetti dallo schermo ci sentiamo più sicuri, anche se paradossalmente siamo molto più visibili. Facciamoci un giro allora per questa piazza, e vediamo un po’ chi incontriamo.

Ecco spuntare per primi i campioni della foto profilo, quelli sempre perfetti, che sembrano aver assunto un professionista apposito. Vivono tra noi, ma vengono da un altro pianeta, fatto di fotogenia, sorrisi perfetti, filtri fumé come se piovesse. Sfoggiano foto in spiaggia di repertorio anche a gennaio, e sembrano disconoscere parole quali ”cellulite”, “pancetta” con invidia generale per chi li vede e si accontenta delle proprie foto, che chissà perché vengono sempre col doppio mento e nasone, anche a chi non li ha.

Sul versante opposto troviamo invece due categorie, imparentate ma non perfettamente sovrapponibili: l’impegnato/a e l’intellettuale. I primi amano utilizzare il mezzo per condividere i propri punti di vista, farsi portatori di messaggi sociali, scovare chicche giornalistiche, si prendono molto sul serio. I secondi invece non perdono occasione per citare libri, aforismi, condividere musica sconosciuta che generalmente è accompagnata da commenti tipo “stupendo”, “magico”, “imperdibile”.

Ci sono poi quelli che ci tengono a far sapere tutto, ma proprio tutto quello che fanno: mi sono appena svegliato, vado a lavoro, sto prendendo l’aperitivo. Una macro categoria, che abbraccia anche i patiti delle foto di cibo e i patiti delle foto del proprio animale domestico. Il tutto coronato da una serie di hashtag.

Immancabili quelli che ti chiedono l’amicizia anche se non sai proprio da dove sbuchino e come abbiano fatto a trovarti, gli spammatori e quelli che ti taggano nelle foto più brutte di sempre.

Infine ci sono i discreti: hanno spesso uno pseudonimo, non vogliono essere taggati, condividono il minimo indispensabile, una domanda sorge spontanea: perché ti sei  iscritto/a?

Ciò che emerge dall’osservazione di queste categorie è una chiara esigenza comunicativa. Che si tratti di semplice egocentrismo o ci sia dietro qualcosa di più?

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