Niscemi si avvicina all’Europa </br> Ecco la ‘città possibile’ del 2030

Niscemi si avvicina all’Europa
Ecco la ‘città possibile’ del 2030

Due laureande in architettura progettano un polo scientifico per i niscemesi.

Avete mai immaginato come potrebbe essere la vostra città nel futuro? Due giovani studentesse di Agrigento lo hanno fatto e hanno sviluppato i loro progetti in una tesi di laurea in architettura. Benedetta Cusumano e Ambra Leto, sostenute dal loro relatore il prof Renzo Lecardane, hanno puntato su Niscemi, dimostrando che è possibile assimilare un piccolo centro siciliano ad una città europea.

tav-i

Un duro lavoro che ha portato grandi soddisfazioni. In attesa delle discussioni delle tesi che avverranno a marzo, ne abbiamo parlato con le due laureande. “È – precisa Ambra – necessario chiarire che la tesi di laurea è suddivisa in due parti: il laboratorio di laurea dal nome L@b City_Futuri Sostenibili, temi e progetti di architettura nel territorio della città europea, la città possibile, portato avanti insieme alla collega Cusumano, e la tesi di laurea individuale dal nome Niscemi_2030 – Costruire lo Spazio Pubblico”.

Le ragazze hanno sviluppato il lavoro in fasi diverse. “La prima – spiega Benedetta – è stata quella di analizzare il territorio di Niscemi, la sua morfologia, la sua evoluzione storica, e capire come i cittadini vivono il luogo. Questo studio ha permesso di rilevare le problematiche che, secondo noi, meritavano una maggiore attenzione, sia dal punto di vista urbanistico che sociale”.

Alla base, l’intento di rivalorizzare il territorio. “L’idea – continua Benedetta – è quella di riportare i cittadini niscemesi a vivere al meglio questi luoghi mal sfruttati o dimenticati. Creare delle attività di interesse pubblico e lanciare il messaggio che l’architettura contemporanea può essere linea direttrice per una nuova espansione più regolata e controllata della città oltre che a ridare alla città esistente una nuova forma e un nuovo aspetto e far quindi di essa la nuova ‘città possibile’ che, oltre ad essere un obiettivo, è il titolo della nostra tesi”.

Dopo diverse analisi, la scelta è caduta proprio su Niscemi. “Durante il percorso universitario – racconta Ambra – abbiamo partecipato a diverse manifestazioni ma ad attirare l’attenzione sono state le conferenze proposte dal nostro relatore, il Prof. Arch. Renzo Lecardane, docente in Progettazione architettonica dell’Università degli studi di Palermo, che è stato anche nostro docente al terzo anno di studio”.

Un lavoro sinergico tra università e studenti. “Noi, dal canto nostro – commenta Benedetta -, siamo rimaste colpite dal suo modo di vedere la trasformazione della città europea. Tali trasformazioni prescindono dal fatto che si parli di grandi centri come Marsiglia, Oslo o Palermo, o piccoli centri come Trapani o addirittura Niscemi. Scegliendo Niscemi vogliamo dimostrare che cambiare il volto di una città dipende da noi, giovani architetti, dalle nostre idee e dalle nostre proposte e non di certo dalla dimensione geografica della stessa città. Se Marsiglia è diventata la città europea che è oggi grazie all’architettura contemporanea, perché non può diventarlo anche Niscemi nel 2030?”.

Anche un piccolo centro siciliano può essere paragonato ad una città europea. “Fulcro del pensiero progettuale – spiega Ambra – è, infatti, l’interesse di voler costituire un modello che possa richiamare la città europea anche in un piccolo centro come è Niscemi. Significativa ed emblematica la scelta che ha visto tale città come soluzione”.

Da sinistra: Benedetta Cusumano, Ambra Lero, Renzo Lecardane.

Da sinistra: Benedetta Cusumano, Ambra Lero, Renzo Lecardane.

Conosciamo meglio i singoli progetti, la riqualificazione della stazione ferroviaria per Benedetta Cusumano e il quartiere Macello per Ambra Leto. “Nel mio caso – racconta Benedetta – particolare attenzione ha ricevuto l’ambito di intervento della stazione ferroviaria di contrada Pontelongo. Posto al margine tra la nuova espansione cittadina e il territorio agricolo incontaminato della piana di Gela, si presenta, in questo momento, con un aspetto privo di personalità. A caratterizzarlo, infatti, è la presenza di un edificio anonimo, che era l’edificio della stazione, ormai abbandonato a causa della dismissione della tratta ferroviaria Gela – Niscemi – Caltagirone”.

Analizzato il territorio si passa alle idee. “La mia proposta – continua Benedetta – è quella di integrare l’edificio della stazione in un più articolato sistema insediativo. Il mio progetto ha come obiettivo la ‘realizzazione’ di un polo scientifico tecnologico che promuova la formazione di nuove piccole imprese e che guidi quest’ultime in un percorso che ha inizio con il concepimento dell’idea e prosegue fino alla promozione sul mercato. Con la speranza che ciò possa essere, oltre che un segno architettonicamente visibile, un motore di sviluppo per una nuova economia niscemese”.

Passiamo all’altro progetto. “La via Marconi – spiega Ambra Leto – si presenta al momento attuale come un luogo attivo della città. Essa, infatti, grazie anche alla sua sezione molto ampia, riesce ad essere una delle arterie più trafficate. Nonostante questa sua caratteristica, la viabilità risulta alquanto limitata. Lateralmente, a causa di edifici ‘blocco’ esistenti, lo spazio risulta del tutto murato, impedendo l’accesso ad un’altra arteria, il corso Gramsci, posto perpendicolarmente alla via Marconi. Peculiarità di questo luogo è la presenza di marciapiedi quasi sempre occupati dai servizi commerciali, che impediscono il passaggio dei pedoni. La città di Niscemi, infatti, difetta di uno spazio pubblico e gli abitanti sono costretti e passeggiare zigzagando sui marciapiedi sia in questo che in tutto il resto del centro”.

Liberare dal superfluo e riorganizzare gli spazi. “L’intervento proposto – continua Ambra – prevede la costituzione di uno spazio pubblico centrale, una vera e propria passeggiata, con luoghi verdi, specchi d’acqua, zone d’ombra che procede da nord a sud, mantenendo le corsie carrabili lateralmente. Questo nuovo sistema sfocia, a nord, in un nuovo edificio che conterrà al suo interno nuove attività commerciali. I fronti subiranno, inoltre un’apertura ai piani terra per ampliare lo spazio pubblico e dare accesso alle altre arterie viarie”.

Le idee ci sono e sembrano davvero allettanti, ma la possibilità di realizzare questi progetti non sembra proprio immediata. “Non abbiamo ricevuto proposte concrete per la realizzazione di questi progetti – racconta Benedetta -, c’è da dire, però, che l’attenzione mediatica non è stata indifferente.L’interesse mostrato dalle associazioni culturali del territorio, di cui fa parte l’architetto niscemese Rossella Militello, nostro tutor, dal direttore del Museo della Civiltà contadina Salvatore Ravalli e, soprattutto, il confronto diretto con i cittadini ci hanno spinto a proseguire e a non credere vano il nostro lavoro, che magari un giorno potrà essere preso in considerazione”.Model

I progetti piacciono perché valgono e lo hanno dimostrato in tanti. “Durante la fase preliminare di studio – spiega Ambra – molti sono state le occasioni di confronto con i cittadini del luogo, che hanno visto due ‘ragazze straniere’ interessate alla loro città ed entusiasti hanno anche fornito nuovi spunti”.

Una richiesta di attenzioni va ai funzionari del territorio. “L’obiettivo delle tesi universitarie – continua Ambra – è anche quello di fare dell’esperienza universitaria un sistema trainante di forze culturali, economiche e sociali. Spetta poi al territorio comprendere le risorse che offriamo. Le questioni da affrontare sono molte e sicuramente non così facili da risolvere, soprattutto in luoghi in cui la cattiva politica (nazionale e locale) intende tacitamente allontanare i giovani di talento”.

I riconoscimenti per queste due ragazze non mancano. “Un obiettivo concreto – conclude Ambra Leto – è sicuramente quello di poter fare del nostro lavoro un esempio per la città, le nostre tesi, infatti, verranno pubblicate, insieme anche ad altri testi all’interno della sezione delle tesi di laurea del Museo della civiltà contadina all’interno del quale si assisterà alla nascita di un’area dedicata all’architettura”.

Lascia un commento

*