Multiculturalità e tanta passione </br> A tu per tu con l’attrice Sara Lazzaro

Multiculturalità e tanta passione
A tu per tu con l’attrice Sara Lazzaro

La giovane veneta protagonista su Sky nel ruolo di Maria in ‘The Young Messiah’.

Sara Lazzaro è un’attrice veneta con sangue multiculturale. Sara, infatti, nasce da padre padovano e madre americana ed inoltre la sua famiglia ha origini tedesche, francesi e irlandesi. Insomma si tratta proprio di un mix di culture a tutti gli effetti che le ha permesso di vivere tra l’Italia e la California. Dopo la Laurea in Arti visive e dello spettacolo allo I.U.A.V. di Venezia, decide di perseguire i suoi interessi nel campo della recitazione a livello professionale ed internazionale trasferendosi a Londra, e formandosi alla prestigiosa Drama Centre London.

iqywe3c0Sara ha lavorato da sempre sia al cinema che in teatro e nell’ultimo periodo si è dedicata anche alla televisione partecipando alla terza stagione della fiction ‘Braccialetti Rossi’ nel ruolo di Lucia, la giovane madre della bimba cieca Flam che ormai fa parte del cast da due stagioni. Questa giovanissima attrice è stata già scelta dal regista pluripremiato Paolo Sorrentino per una piccola partecipazione al film ‘The Young Pope’. Il 24 dicembre su Sky Italia sarà la Maria di Nazareth del film in debutto nazionale ‘The Young Messiah’ di Cyrus Nowrasteh. Sara Lazzaro è l’unica attrice italiana ad aver ottenuto una parte principale in questo film uscito già nelle sale americane a marzo 2016.

La sua carriera sembra essere in piena ascesa e, in attesa di vederla nei panni della mamma di Gesù nella notte della vigilia di Natale, noi di Leisì l’abbiamo incontrata e ci siamo fatti raccontare le sue esperienze.

Com’è stato lavorare con un regista italiano pluripremiato come Paolo Sorrentino in The Young Pope?

“E’ stato un onore, un privilegio e un confronto molto significativo e stimolante, in tutti i passaggi: sia nella fase delle audizioni, in cui c’è stato un primo scambio e un lavoro uno-ad-uno con Paolo, che in quella sul set, dove invece assistevo e partecipavo alla “sinestesia” collettiva. Entrambi questi momenti mi hanno dato l’opportunità di poter osservare da più vicino come si costruiva e come prendeva forma la visione di questo grande regista: l’attenzione al dettaglio, alla composizione, alla valenza estetica delle immagini, della dialettica. È come entrare nello studio di un grande artista, le cui opere hai avuto modo di osservarle soltanto in galleria, compiute e incorniciate. Entrando nel suo spazio hai l’opportunità di vedere cosa guarda fuori dalla finestra, come stende la tela, il profumo dei suoi colori ed assistere al silenzio tra una pennellata e l’altra. Questa esperienza, per quanto ristretta, invece di sciogliere una comprensione, ha incrementato in me il senso di mistero e di fascinazione”.

 

Hai partecipato all’ultima stagione di Braccialetti Rossi che è andata in onda da poco su Rai Uno. Come è stato confrontarsi con il mondo complesso dei bambini affetti da malattie molto gravi?senza-titolo

“I temi e le storie che vengono trattate nella serie hanno un carico emotivo molto forte. Credo che tutti noi possiamo relazionarci a casi di malattia o di perdita nel nostro privato, quindi queste storie arrivano a toccarci nel vivo, ad un livello personale. Necessariamente ti portano a vivere la partecipazione ad un progetto come questo anche con un senso di responsabilità e di cura. Il seguito appassionato che ha avuto questa serie, l’importanza che ha acquisito e l’influenza che ha avuto sulla vita di molte persone (adulte e adolescenti) soprattutto per il messaggio di amore, speranza e amicizia che promuove, la rende unica e speciale nel suo genere. Credo che sia qualcosa da cui non si possa prescindere nel momento in cui si “sale a bordo”.
Sarai la Maria di The Young Messiah di Cyrus Nowrasteh che debutterà su Sky Italia il 24 dicembre. È la tua prima esperienza con un cast internazionale? Hai dovuto lavorare molto per entrare nella parte di un personaggio importante e complicato come Maria di Nazareth?

“Posso dire che è la mia prima esperienza con un ruolo da protagonista in un progetto internazionale così importante. Lavorando molto in inglese, e all’estero, inevitabilmente fa sì che questa non sia la mia prima esperienza di questa ‘natura’. Maria è il ruolo femminile per eccellenza, il più importante nella storia dell’uomo: è immenso. E tentare, o aver la presunzione, di provare a contenere quell’immensità sarebbe stato un errore. Ricordo di essermi affacciata alle diverse raffigurazioni della Madonna nei secoli, nel corso della storia dell’arte, e questo ha confermato il mio pensiero: l’unica cosa ch4089_d040_05864e potevo fare era di cercare di dar vita alla ‘mia’ Maria, quella che io avrei potuto meglio interpretare. Paradossalmente, ho deciso di fare tabula rasa, di non portarmi appresso un bagaglio troppo pesante, e affidarmi alla sceneggiatura, all’umanità di questi personaggi su cui fa leva la storia, e al mio essere donna che era l’unico punto in comune con questa figura”

A gennaio dovresti tornare in Italia con lo spettacolo ‘Le donne gelose’, messinscena del testo di Carlo Goldoni diretta da Giorgio Sangati, dopo il tour internazionale. Come è stato lavorare con un testo di uno dei grandi del teatro come Goldoni?

“Essendo veneta, Goldoni chiaramente lo sento molto vicino. È una commedia in veneziano “goldoniano”, che ci ha richiesto di attingere a una lingua, che non lo chiamo apposta dialetto, che è radicata in una terra e in una cultura che ci appartengono molto da vicino: quasi tutto il cast, infatti, è veneto. E’ uno spettacolo molto tagliente, cupo, crudo, a tratti scomodo nei suoi momenti di comicità, che si pone volontariamente in contrasto alla valenza di “commedia” che si porta dietro il testo. E poi, nonostante sia stato scritto nel 1796, è straordinariamente contemporaneo, come molti testi di grandi autori del passato. Di mio amo molto il teatro, è parte di chi sono, da dove vengo ed è un elemento fondamentale nel mio percorso creativo: mi sento molto fortunata di poter fare teatro in un luogo come il Piccolo Teatro di Milano, collaborando in questa produzione”.

La tua conoscenza di due lingue quanto è stata importante per la tua carriera?4089_d031_04482

“Direi cruciale, soprattutto perché ho deciso di valorizzare e costruire su questa dualità: credo abbia definito (per certi versi) la nascita della mia carriera, la forma che ha preso, e che continui a definire la sua evoluzione. In generale, ha avuto un influsso decisivo su tutta la mia vita: di base ‘bilinguismo’ significa anche multiculturalità”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“Sono successe molte cose negli ultimi anni, molto varie fra loro e in diversi luoghi geografici… Credo che il mio obbiettivo imminente sia di prendere un respiro, osservare e riflettere su ciò che è stato costruito fino ad ora, per permettermi di indirizzare al meglio i miei prossimi passi: ho come la sensazione che saranno fondamentali nel definire questa nuova fase del mio percorso. Penso che il mio futuro prossimo mi vedrà di più in Italia. Sempre però con una prospettiva e una tensione per continuare a crescere in campo internazionale. Chissà, vediamo cosa riserva il futuro”.

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