#MosqueMeToo su Twitter </br> Donne arabe contro le molestie

#MosqueMeToo su Twitter
Donne arabe contro le molestie

La denuncia, neanche i luoghi sacri sono sicuri per le donne musulmane.

Molestie anche nei luoghi sacri. E’ quello che accade a molte donne musulmane proprio mentre si ritrovano in preghiera in moschea o si dirigono alla Mecca in pellegrinaggio. No il velo, ma neanche la fede, le proteggono e di questo fenomeno barbaro, ormai dilagante, molte delle vittime mostrano la vera faccia della medaglia attraverso una campagna social su Twitter usando l’hashtag #MosqueMeToo.

La nascita di #MosqueMeToo

Ad avere dato inizio a questa battaglia, l’attivista e giornalista egiziana-americana Mona Eltahawy con l’hashtag #MosqueMeToo. La Eltahawy ha raccontato in un libro pubblicato nel 2015 cosa le è accaduto due anni prima durante il pellegrinaggio alla Mecca. Da allora molte donne si sono unite alla battaglia: milioni di tweet sia in inglese che in arabo e l’hashtag è tra i trend topic più usati al mondo.

Una donna scrive: “Sono stata molestata sessualmente a 21 anni mentre stavo facendo la Tawaf (pratica religiosa basata sul girare attorno alla pietra della Mecca n.d.r.), proprio nel luogo più sacro. Il fatto che sia accaduto proprio lì, nel luogo che si suppone sia il santuario più santo e sicuro, mi ha fatto sentire così male che non mi riprenderò mai!”

Secondo quanto riportato da un articolo della BBC, ripostata dalla Eltahawy, sono 2 milioni i musulmani che si recano alla Mecca per onorare uno dei momenti fondamentali della vita di un bravo credente. Ma questo per le donne musulmane rappresenta un viaggio drammatico durante il quale non riescono a sentirsi sicure neanche dietro il velo che sono costrette a portare. Il movimento #MosqueMeToo, che segue le orme del più generale #MeToo contro ogni forma di violenza sulle donne, denuncia proprio l’idea che non è ciò che si indossa a spingere un uomo a molestare una donna.

Non è un abbigliamento considerato “provocante” a generare il basso istinto di usare violenza su una donna ma lo può essere anche un velo che le copre persino il viso. La denuncia di #MosqueMeToo si estende infatti anche ai cartelli pubblici affissi in Iran che si fregiano dello slogan “Il velo non limita, protegge”. E’ stato dimostrato che ciò non è vero ma è del tutto fuorviante.

 

 

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