Anfora di Calliope alla Famularo </br> Migranti al centro della sua poesia

Anfora di Calliope alla Famularo
Migranti al centro della sua poesia

La poetessa lampedusana si è aggiudicata anche una menzione con “Cuori clandestini”.

PALERMO – La poetessa lampedusana Caterina Famularo si è aggiudicata il primo premio nella sezione “Accolgo te” del IV Premio letterario nazionale l’Anfora di Calliope, con la lirica “Ero un nome”, dedicata ai migranti che arrivano sull’isola. Alla Famularo anche una menzione speciale per il racconto inedito “Cuori clandestini”.

Migranti al centro degli scritti di Caterina Famularo

La lirica concludeva la raccolta “Il Giglio marino di Lampedusa. Frammenti d’Isolitudine”, con la quale la poetessa ha vinto il Premio nazionale di poesia “Alda Merini”, il 18 marzo del 2017.  “Ero un nome – spiega Caterina Famularo -, è dedicata a Lampedusa, terra dell’accoglienza, e al dolore dei migranti, considerati numeri senza nome, che proprio a Lampedusa conquistano la loro dignità, la loro libertà e il loro nome”.

Caterina Famularo lavora al Centro di prima accoglienza per migranti di Lampedusa come psicologa ed è anche presidente dell’Associazione di promozione sociale e culturale Il giglio marino. “Pensando alla  mia identità isolana così marcata – dice -, al mio amore struggente per la mia terra, come potevo sopportare di ascoltare che le persone che avevo tra le braccia erano senza nome e senza terra? Così il mio cuore è diventano uno scrigno, un diario segreto sul quale ognuno di loro, ogni giorno, scriveva il loro nome, incidendolo come graffito indelebile, e scrivendoci accanto quello di Lampedusa: la loro nuova vita, la rinascita, la terra in cui si ha la possibilità di respirare il proprio Nome in piena libertà, senza paura”.

L’isola diventa parte integrante di una nuova identità. “Mille e poi mille e poi mille altri ancora ne conobbi e ancora mille ne incontrerò di cicatrici invisibili costrette a scordare il loro nome ma mai una volta conobbi persona, uomo, donna o bambino, che scordò il nome di Lampedusa – continua Caterina Famularo -. Lampedusa è un nome nel mondo. Un nome che sicuramente leggeremo nei libri di storia perché la mia terra è la storia della vera accoglienza,  del  rispetto e della dignità umana. Questa è la vera Lampedusa”.

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Così le emozioni vengono racchiuse in una poesia. “Ero è un nome è un pezzo del mio cuore – precisa -, che ogni giorno si frantuma per il dolore ma anche per la gratitudine che ti arriva da chi, oltre l’orizzonte, in un altrove che non sai dove si trovi, si ricorda di te e di Lampedusa. A tutti  migranti che hanno attraversato il mio cuore, lasciando il loro nome e un pezzo del loro cuore in me va il mio più grande grazie”.

Il racconto “Cuori clandestini” ha vinto, nel 2000, il Premio nazionale di narrativa inedita Sciascia e ha ottenuto una menzione speciale al Premio Alda Merini nel 2017, oltre a numerosi altri riconoscimenti. “È dedicato a Lampedusa – precisa Caterina Famularo – e all’incontro con l’altro come dono che ti cambia la vita”.

La realtà si fonde con la letteratura in un tutt’uno inscindibile, dalla quale rinasce. “Il racconto è tratto da una storia vera – racconta la Famularo -. Scritto nel 1999, quando a Lampedusa non esisteva ancora un centro di accoglienza e i miei occhi, che volevano fuggire dalla mia terra, si incrociarono con la prima adolescente sbarcata sull’isola. La terra promessa di Midhina, protagonista del racconto, era la mia Lampedusa, quella terra dalla quale volevo fuggire per inseguire i miei sogni in un Altrove che non era il Mio mare”.

Un premio che deriva da una stretta collaborazione. “Desidero dedicare questo riconoscimento – conclude Caterina Famularo  – a Lampedusa ai lampedusani, a chi salva vite in mare, ai miei colleghi, gli operatori del Centro di accoglienza, quegli invisibili che operano con umiltà e in silenzio per restituire dignità agli esseri umani”.

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