La ceramica di Lorenzo Camiolo </br> Dalla sua bottega al web

La ceramica di Lorenzo Camiolo
Dalla sua bottega al web

Il giovane artigiano ha deciso di rimanere ad Aidone ed esportare le sue produzioni.

Oggi andiamo nel cuore della Sicilia, ed esattamente ad Aidone in provincia di Enna, per raccontarvi la storia di Lorenzo Camiolo, un giovane ceramista che ha deciso di non abbandonare la sua terra, abbattere le barriere geografiche con l’uso della rete Internet e continuare a lavorare grazie alle meraviglie dell’area archeologica di Morgantina.

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All’interno della sua bottega alimenta la passione per l’artigianato, scoperta da bambino nel laboratorio di falegnameria del padre, e invita tutti gli artigiani a non scoraggiarsi di fronte alla prepotenza con cui le produzioni industriali si impongono sul mercato. Per saperne di più, abbiamo rivolto a Lorenzo Camiolo qualche domanda.

Lavori con tanta passione nella tua bottega di Aidone, come è nato il tuo interesse per la ceramica e il lavoro manuale?

Tutto è cominciato osservando mio padre nel laboratorio sotto casa in cui, sin da quando ero bambino, restaura il legno e svolge lavori di falegnameria. Da adolescente ho cominciato ad aiutarlo e ho scoperto di avere una buona manualità. Poi frequentando l’istituto d’arte ho avuto la possibilità di conoscere diversi materiali, le relative tecniche di lavorazione e di mettermi alla prova. Tra tutti l’argilla mi ha conquistato, con la sua plasticità e duttilità. Finita la scuola ho cominciato a mettere le mani in pasta, inizialmente provando a riprodurre le statuette fittili provenienti da Morgantina e custodite nel museo archeologico di Aidone. Da lì nasce la mia passione, e all’età di 27 anni, ne ho fatto il mio lavoro”.

In un mondo sempre più industrializzato, come sei riuscito a conciliare la tua attività con le esigenze imposte dal mercato? Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?

“Per adeguarmi alle esigenze del mercato ho dovuto stabilire dei prezzi per così dire ‘popolari’ spesso  purtroppo sottostimando il lavoro e il tempo dedicato ad un pezzo pur di realizzarlo, a volte perché   incuriosito da una nuova sfida, a volte semplicemente costretto a ‘fare cassa’ visto che, come tutti gli artigiani di questo Paese, sento su di me ogni giorno il peso di un sistema fiscale scriteriato e ingiusto, ma questa è un’altra storia.Tornando all’aspetto produttivo, pur prediligendo la manipolazione dell’argilla, mi trovo spesso costretto, per questione di tempo e/o costi, ad utilizzare dei semilavorati e fare il ceramista ‘a metà’, trasformandomi in decoratore. Ritengo infatti che solo plasmando la materia per poi decorarla, si possa parlare di un processo completamente artigianale che dia in-lavorazionevita ad un oggetto unico e chiaramente distinguibile dalle lavorazioni in serie. Un artigiano ceramista può ad esempio rivisitare il concetto di ‘brocca’ o di ‘vaso’, giocando con forme insolite, antropomorfe, ecc…, un decoratore si troverà davanti dei semilavorati e la sua scelta si ridurrà alla sola decorazione. Per quanto riguarda le difficoltà
incontrate, sono le stesse, o almeno credo, di tutti quelli che imparano un mestiere da autodidatti, tra esperimenti, tentativi non riusciti e delusioni; e poi di certo non mi ha aiutato il fatto di vivere in un territorio, quello della provincia di Enna, che seppure con un grande potenziale, è da sempre un passo indietro rispetto a tutte le altre provincie siciliane sotto varie punti di vista”.

Come hai organizzato il tuo lavoro a questo punto?

“Mi sono rimboccato le maniche e con qualche sacrificio, lavorando spesso anche nei festivi, ancora resisto!”.

Il metodo che hai messo a punto ti permetterebbe di lavorare ovunque. Come mai hai scelto di rimanere ad Aidone?

“Vivo ad Aidone da quando sono nato, e seppure sia un paese a molti sconosciuto, è un luogo ricco di storia e di cultura, o almeno lo è stato. La sua storia e quella dell’antica città di Morgantina, che sorge a qualche km da Aidone, mi hanno sempre affascinato. E non solo me visto che d’estate è meta di visitatori, studiosi e appassionati di archeologia provenienti da tutto il mondo. Per questo e per le potenzialità che una tale ricchezza potrebbe garantire al suo territorio, ho scelto di restare o almeno di provarci”. 

Cosa consigli ad altri artigiani come te che però si sentono schiacciati dalle produzioni seriali, rapide e più economiche proposte dalle industrie?

“Di non scoraggiarsi, è solo questione di tempo, e sarà necessario in futuro dimostrare non solo di sapere ma anche di saper fare”.

 

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