L’opera dei Pupi in mostra </br> ‘Scene nuove per un teatro antico’

L’opera dei Pupi in mostra
‘Scene nuove per un teatro antico’

Volge al termine la mostra che racconta la storia dell’Opera della famiglia Cuticchio.

“Non chiamateci burattini” potrebbe essere un titolo alternativo. Sì, perchè una delle scoperte che lo spettatore curioso può fare, visitando il meraviglioso percorso che questa mostra propone, è quella di apprendere che Collodi con Pinocchio ci ha messo in confusione. Quello che comunemente la stragrande maggioranza delle persone chiama burattino, ascrivendo a questo titolo anche il tradizionale Pupo, è in realtà una marionetta poiché possiede tutto il corpo, contrariamente al burattino che invece ha solo la testa. Ma non solo. “Non chiamateci burattini” perché quello che emerge da questa visita è che nella lunga storia della famiglia Cuticchio, attraversata da non poche difficoltà, il Pupo vive, come un attore sulla scena.

Per chi poi ha poco più di vent’anni e ha conosciuto il mondo dei Pupi siciliani solo da lontano, magari assistendo una volta nella vita allo spettacolo delle gesta dei paladini di Francia, lo stupore e la curiosità sono ancora maggiori. Le immagini e le sensazioni evocate dalle macchine sceniche della pioggia, del vento e del tuono, sono forti. In un’epoca esaurita dalla tecnologia, poter constatare da vicino le potenzialità della tecnica, frutto dell’artigianato, è qualcosa a cui si è abituati sempre meno. Imponente la forza espressiva dei fondali di scena: guardandoli è percepibile il colore e il calore della nostra terra e delle mani, spesso dotate di un’ispirazione innata, che li hanno creati. Come quelle di Pina Patti Cuticchio, che prima fra le donne creò alcuni dipinti per la scena e in barba agli stereotipi del suo tempo amministrò anche le finanze del teatro, occupandosi della cassa. Ai tempi, quello dell’Opera dei Pupi era un ambiente frequentato esclusivamente da uomini e il linguaggio dello spettacolo si misurava prevalentemente con loro.

Ma se è vero che quello delle radici è un elemento imprescindibile, è altrettanto vero che oggi il teatro dell’opera dei Pupi è in continuo movimento. Quel linguaggio è cambiato , adattandosi ad un nuovo pubblico, ed anche lo spettacolo si è aperto a nuovi scenari. Con la costituzione della sigla Figli D’Arte Cuticchio, Mimmo Cuticchio, i suoi fratelli, e le maestranze- sempre più rare- che negli anni hanno supportato la continuità di questa grande eredità, hanno portato gli spettacoli nelle scuole e nei teatri “grandi”. Oltre alla classiche storie di Carlo Magno e dei paladini, sono stati abbracciati progetti come quello dell’Iliade, che ha richiesto una preparazione lunga 20 anni per arrivare a compimento. Oppure il Macbeth per Pupi e cunto, per il quale sono stati realizzati pupi alti ben 1 metro e 80. O ancora L’urlo del mostro, in cui si racconta il viaggio di Ulisse, che simboleggia anche il lungo e travagliato percorso di Mimmo Cuticchio per mantenere viva l’arte di “oprante”, interprete di Polifemo ma allo stesso tempo presente nelle fattezze del pupo Ulisse, intagliate dal fratello Nino.

La storia di una famiglia che ha vissuto e vive nell’arte, e che merita di essere conosciuta ed apprezzata tanto per il suo passato, quanto per l’impegno e le novità del presente. La mostra ‘Scene nuove per un teatro antico’ sarà visitabile ancora fino al 22 febbraio, presso l’ex chiesa di S.Mattia alla Kalsa, via Torremuzza. L’ingresso è gratuito

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