Lo lascia il giorno del matrimonio </br> Roberta ci racconta la sua storia

Lo lascia il giorno del matrimonio
Roberta ci racconta la sua storia

Non è mai troppo tardi per ricominciare a vivere e abbandonare ciò che non ci fa più bene.

Si chiama Roberta, ha trent’anni e, dopo dodici anni di fidanzamento, ha lasciato il suo futuro marito all’altare. La classica situazione in cui è l’uomo a fuggire questa volta si è ribaltata e facendo qualche ricerca si può notare che, in verità, è sempre più frequente che sia la fidanzata a fare dietrofront proprio davanti l’altare.

Roberta ha deciso di raccontare la sua storia per dimostrare che non soltanto una donna di trent’anni non deve avere paura di restare sola, ma anche che non si smette mai di conoscere una persona.

Dodici anni fa Roberta incontra Claudio mentre frequentavano l’ultimo anno di liceo e cominciarono una storia d’amore senza nessuna speranza che durasse molto tempo anche perché a breve avrebbero preso vie diverse all’università. “Claudio era un ragazzo molto divertente e non nego che lo è stato poi per molti anni. Mi innamorai di lui subito e credo che anche lui vide subito in me la sua metà perfetta. Lui era esuberante, sempre allegro e con tanta voglia di fare. Io a quei tempi ero molto timida, ma quando stavo con lui mi sentivo forte e facevo uscire la mia parte divertente e socievole”.

Nonostante la scelta di due facoltà complicate e opposte, Roberta e Claudio riuscivano a mandare avanti la loro storia senza grandi ostacoli: “i litigi c’erano molto più spesso di prima perché spesso i nostri orari non coincidevano e non riuscivamo a vederci. In più io ero molto gelosa e lui, che continuava ad essere sempre esuberante, aveva attratto fin troppo la simpatia delle sue compagne di corso. Ricordo benissimo che spesso gli facevo delle “sorprese” andando a trovarlo a lezione durante le pause, ma in realtà era soltanto un modo per marcare – diciamo – il territorio”.

Roberta riesce a laurearsi in tempo e a cominciare la sua specializzazione, mentre Claudio ritarda un po’: “il giorno della mia laurea ricordo che mi è stato vicino come se anche lui si stesse laureando con me. È stato un momento molto importante per me, ma anche per noi. Ho avuto la sensazione che non avrei potuto immaginare la mia vita senza di lui. Per ogni esame passato lui era stato la mia forza e ogni mia vittoria era una nostra vittoria”.

Al ventinovesimo compleanno di Roberta, Claudio decide di farle la proposta di matrimonio davanti ad amici e parenti e, come ci racconta: “Mi sembrò il giorno più bello della mia vita. Avevo vicino tutti coloro a cui volevo bene e quella proposta sembrava il coronamento di un sogno, visto che avevo anche da poco trovato un lavoro. Claudio ne stava cercando ancora uno, ma avevamo un po’ di soldi da parte che ci avrebbero permesso di cominciare a convivere e organizzare il matrimonio che si sarebbe tenuto dopo un anno”.

I due piccioncini affittano una casa e cominciano la loro convivenza dopo undici anni di fidanzamento in cui le loro vite si erano intrecciate in tutti i modi possibili: dai viaggi insieme e con le famiglie alle feste passate ad alternanza dai vari parenti, dalle giornate passate l’uno nella casa dell’altro alla condivisione degli amici. “Io e Claudio abbiamo cominciato a convivere nella convinzione che nulla sarebbe cambiato visto che già condividevamo ogni cosa. L’unica cosa diversa sarebbe stata la bella novità di poter dormire insieme tutte le notti e svegliarci abbracciati”.

La convivenza però non si rivela essere soltanto il coronamento di una condivisione che già avveniva da diversi anni perché, quando si inizia a vivere insieme, emergono tutti i vizi delle persone che fino a quel momento erano rimasti nascosti e infatti: “Lui aveva la cattiva abitudine di lasciare la porta del bagno aperta e io da sempre ero stata abituata da mia madre a chiuderla. Già soltanto questa cosa mi faceva innervosire. Ma poi cominciai a notare tante piccole cose che fino a quel momento non avevo mai visto. Per esempio Claudio la sera non mi aiutava mai a sparecchiare e a lavare i piatti perché a casa sua probabilmente sua madre non glielo faceva mai fare e io tutte le sere mi ritrovavo in cucina sola a lavare le stoviglie mentre lui si sdraiava sul divano. Quando avevo finito di pulire la cucina lo raggiungevo sul divano e lui già dormiva o stava per addormentarsi. La nostra intimità si era ridotta alle poche volte che io cercavo di risvegliarlo, quando lo raggiungevo sul divano”.

Per un anno Roberta manda avanti questa convivenza che non la soddisfaceva per niente, continuando ad organizzare il matrimonio insieme alle sue amiche, quando ad un certo punto: “Mi sono resa conto che tutto quello che avevo amato di Claudio fino a quel momento era scomparso nel nulla o non era abbastanza forte per superare tutti i lati negativi che erano usciti fuori. Decisi di passare qualche giorno nella mia casa al mare con le mie amiche per staccare un po’ la spina da quella convivenza estenuante. In tre giorni passati fuori con le mie amiche non c’è stato neanche un giorno in cui mi è mancato Claudio e questo da un certo punto di vista mi faceva sentire in colpa, ma dall’altro mi faceva sentire libera. Fino a quel momento avevo pensato che la mia vita senza di lui non avrebbe avuto più lo stesso senso visto che avevo costruito tutto al suo fianco”.

Tornata a casa Roberta prova a parlare con Claudio, ma il ragazzo interpreta i suoi dubbi come ansia pre-matrimoniale visto che mancava soltanto una settimana al grande giorno. Roberta si lascia convincere dall’idea dell’ansia prima del matrimonio e manda avanti il tutto nonostante i suoi grandi dubbi.

Il giorno del matrimonio tutto era pronto, Roberta era già stata truccata, acconciata e vestita. Tutti erano al settimo cielo tranne lei che continuava a non sentire quella felicità che tutti le avevano detto avrebbe provato una volta arrivato il grande giorno. Mentre attraversava la navata con suo padre al fianco cominciò a piangere: “Sentivo che il trucco tanto curato dall’alba si stava sciogliendo sulla mia faccia. Non erano lacrime di gioia, ma evidentemente era un pianto di tristezza. Tutti mi guardavano e non sapevo cosa fare. Arrivata all’altare, mio padre mi alzò il velo e scoprì che stavo piangendo. Lo guardai con tanta tristezza perché sapevo i sacrifici che aveva fatto per farmi arrivare lì, ma io non potevo sposare Claudio, non più almeno. Mi girai verso Claudio e gli dissi che mi dispiaceva ma che non potevo sposarlo perché non lo amavo più. Scappai via dalla chiesa e da quel giorno non l’ho più rivisto”.

Roberta è tornata single da quasi un anno e si dice soddisfatta della sua vita perché: “Ho ripreso in mano il mio futuro e per la prima volta dopo anni penso prima a me stessa e poi a tutti gli altri. Non voglio far passare un discorso egoistico, però a volte nella vita bisogna seguire i propri desideri senza aver paura del giudizio degli altri. Quando ho lasciato Claudio molti mi hanno giudicata una traditrice perché pensavano avessi un altro, molti altri mi hanno detto che ero stata una pazza perché avevo trent’anni ormai e dopo tutti quegli anni di fidanzamento non potevo pensare di ricominciare la mia vita. Beh vi dirò che io oggi sono felice come non lo ero da molto tempo e che a trent’anni si può, ma soprattutto si deve riprendere in mano la propria vita”.

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