L’attività fisica produce irisina </br> l’ormone che combatte l’obesità

L’attività fisica produce irisina
l’ormone che combatte l’obesità

I risultati di uno studio condotto dal prof. Silvio Buscemi su un campione di adulti di Palermo.

PALERMO – I noti benefici metabolici apportati dall’attività fisica da oggi hanno un alleato in più. Si chiama “irisina” ed è una proteina prodotta dal muscolo in risposta al movimento. Uno studio guidato dal professor Silvio Buscemi – docente di nutrizione clinica presso la Scuola di Medicina dell’Università di Palermo – su un campione di adulti residenti a Palermo ha dimostrato che l’irisina è presente anche nell’uomo ed ha la capacità di contrastare obesità e diabete.

Professor Silvio Buscemi, docente di nutrizione clinica presso la Scuola di Medicina dell’Università di Palermo.

La prima ricerca effettuata sull’uomo. “L’irisina – precisa il prof. Buscemi – è stata scoperta già nel 2012 negli animali ma vi era il dubbio che nell’uomo non venisse prodotta. Le metodiche di indagine hanno dimostrato un anno fa, inequivocabilmente, che anche l’uomo produce irisina, ma finora non erano stati effettuati studi sulla popolazione generale. Grazie alla corte di persone che dal 2011 partecipano al progetto ABCD (Alimentazione, Benessere Cardiovascolare e Diabete), abbiamo avuto l’opportunità di verificare l’ipotesi della presenza di irisina nell’essere umano attraverso uno studio su un campione di adulti molto eterogeneo e rappresentativo per età, genere, condizioni socio-economiche ed altre caratteristiche demografiche”.

Irisina: l’ormone buon messaggero. “Si chiama irisina per Iris, messaggera degli dèi – spiega Buscemi -, però forse è un po’ improprio come nome perché Iris portava messaggi negativi, quelli dell’irisina sono decisamente positivi. L’irisina è una proteina prodotta dal muscolo in risposta all’attività fisica, partecipa ai processi di trasformazione delle cellule del grasso bianco in cellule di grasso bruno. L’irisina svolge un’azione di tipo ormonale perché veicola messaggi e fa comunicare vari distretti, ha azione protettiva sulla beta cellula del pancreas che produce insulina, contrastando l’insorgere del diabete”.

Più ci muoviamo, più ne produciamo. L’irisina viene prodotta con l’attività fisica. Ha la funzione di favorire la trasformazione del grasso bianco – la riserva di energia a cui il corpo attinge in caso di necessità – in grasso bruno, “un tessuto adiposo – spiega il professore – che è molto attivo metabolicamente e ha la funzione di produrre calore bruciando energia”.

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Le caratteristiche del grasso bruno. “È molto comune negli animali che vanno in ibernazione – racconta Buscemi – così durante il periodo di letargo possono affrontare il freddo invernale. Molti anni fa si pensava che, dopo la nascita, nell’uomo non ce ne fosse più traccia se non in alcune parti come il collo dove il sangue attraverso le carotidi, molto esposte alla temperatura esterna, ha necessità di giungere al cervello mantenendo una temperatura idonea. Oggi sappiamo che il grasso bruno non ha una sede specifica nel nostro corpo, piuttosto si ritrova nell’ambito del tessuto adiposo bianco dove alcune cellule possono differenziarsi e diventare brune e poi tornare bianche a seconda delle necessità. Questo cambiamento è in parte regolato dalla presenza dell’irisina”.

Nelle donne è presente in quantità maggiore. “Le donne producono più irisina dell’uomo – continua – perché vi è esigenza di proteggere gravidanza ed all’allattamento”. E potrebbe diventare un farmaco. “Sono in corso alcuni studi sugli animali per valutare se è possibile fare dell’irisina un farmaco anti-obesità – dice il professore -, immaginiamo che la sua assunzione possa fare disperdere parte delle calorie assunte in eccesso sotto forma di calore, simulando i benefici già noti dell’attività fisica e che potrebbero essere in parte mediati da questa molecola”.

Presente nell’uomo già nell’Era primitiva. “Gli antichi romani – racconta Buscemi – dicevano mens sana in corpore sano e avevano ragione, infatti l’attività fisica ha risvolti notevoli sulle capacità cognitive. Si è visto che l’irisina negli animali migliora le capacità cognitive e di apprendimento e d’altra parte questo è coerente con l’esigenza di essere pronti e svegliper cacciare prede e procurare cibo, oltre che di produrre calore per affrontare il freddo. Tutto torna, anche se nell’uomo è da dimostrare. Forse l’irisina era molto più utile ai tempi in cui l’uomo doveva uscire dalle caverne per cacciare e poteva difendersi meglio dal freddo, oggi potremmo apprezzarla maggiormente per la capacità di farci disperdere energia, aiutandoci a prevenire diabete e obesità”.

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