“Io prima di te” </br> Un invito a godere della vita

“Io prima di te”
Un invito a godere della vita

Dall’omonimo romanzo di Jojo Moyes, la regista Thea Sharrock trae un film con poco slancio.

Will Traynor è un ricco manager che dopo un incidente rimane tetraplegico e costretto su una sedia a rotelle tra le mura del castello di famiglia. Poco distante da lui, nella stessa cittadina inglese, vive Louisa, detta Lou, Clark che a causa del fallimento della caffetteria in cui lavora da anni deve trovare un altro impiego per aiutare la famiglia in difficoltà economiche. La sua ricerca la porta da Will a cui dovrà fare da badante. Se all’inizio la convivenza sembra non funzionare a causa dei due caratteri incompatibili, lei allegra e ottimista, lui cupo e negativo, il tempo cambierà le loro rispettive prospettive.io-prima-di-te

A dirigere questa romcom tratta dal romanzo
di Jojo Moyes, per l’occasione anche sceneggiatrice, è la regsita teatrale Thea Sharrock la quale prova in tutti i modi a portare avanti un film che avrebbe grandi potenzialità per il tema scottante che intende affrontare (l’eutanasia che non viene apertamente dichiarata ma che viene soltanto suggerita), ma che non riesce a prendere slancio. Purtroppo la coppia scontata del cinico ragazzo ricco che non può vivere più la vita a cui si sentiva destinato e la ragazza povera ma positiva non aiuta, già vista in film il cui risultato non può essere eguagliato (il primo che viene subito in mente è “Quasi amici”). Il plot e il suo sviluppo procedono in maniera lenta e ripetitiva tra un viaggio e un concerto finalizzati a far cambiare idea al ragazzo.

io-prima-di-te-scena-filmEmilia Clarke, resa celebre dal personaggio di
Daenerys Targaryen de “Il Trono di Spade”, delude spingendo in maniera esagerata la sua interpretazione con sguardi allucinati e accigliati, sorrisi forzati e ritmo accelerato. Ma bisogna dire che i costumi eccentrici (ben 72) non le rendono giustizia, facendola assomigliare a un colorato fenomeno da baraccone. D’altra parte Sam Claflin, Finnick Odair della saga “Hunger Games, nonostante non riesca a porsi sullo stesso piano di chi l’ha preceduto in parti simili (François Cluzet in “Quasi Amici” e Eddie Redmayne in “La teoria del tutto”) supera la comprimaria apparendo più credibile anche con le sole espressioni del volto.

In compenso le scene ambientate in un’Inghilterra
senza tempo, in spiagge tropicali e tra i cafè parigini ricoprono con un magico velo quello che in fin dei conti cerca di imitare un adattamento di Nicholas Sparks sperando nelle riflessioni delle romantiche spettatrici colte dal messaggio, non troppo nascosto, di vivere il proprio tempo senza costrizioni per goderne completamente e non avere rimpianti.

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