La giornalista Elisa Chillura </br> e la sua guida ‘anomala’ di Palermo

La giornalista Elisa Chillura
e la sua guida ‘anomala’ di Palermo

Una raccolta esilarante per Newton Compton, aneddoti, passioni e storie per raccontare la città.

PALERMO – Abbiamo incontrato la giornalista palermitana Elisa Chillura, che ha scritto per Newton Compton Editori una guida di Palermo molto particolare dal titolo “È facile vivere a Palermo se sai cosa fare”. Un viaggio alla scoperta della città attraverso aneddoti e curiosità.

Uno spirito vagabondo alla ricerca di nuove scoperte. “Sono sempre stata una grande amante delle scoperte che arrivano vagabondando – racconta Elisa -. “Vagabonding tour” è il nome di una passeggiata alla scoperta della città che si terrà il 9 dicembre, e che organizzo insieme a Maghweb e Ciss. Non si cammina mai solo un luogo, ma si cammina attraverso le stagioni, attraverso i nostri cambiamenti che condizionano sempre il nostro rapporto con gli spazi. Si cammina attraverso la propria memoria, i segni e la memoria delle altre generazioni”.

Dal risveglio della memoria, un omaggio a Saramago. “Il libro – continua – si apre con le parole che Saramago ha dedicato alla sua città. Le condivido. Dice così: Fisicamente abitiamo uno spazio ma sentimentalmente siamo abitati da una memoria. Quel che sappiamo dei luoghi è l’aver coinciso con essi per un dato tempo nello spazio che sono. Il luogo era lì, è comparsa la persona, poi la persona è partita, il luogo è continuato, il luogo aveva fatto la persona, la persona aveva trasformato il luogo”.

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Un cammino solitario per sentir parlare i luoghi. “Non amo molto camminare in compagnia per scoprire la città – racconta la Chillura -, ma avere occhi ed orecchie solo per i luoghi che si incontrano: “le relazioni mute le chiama Franco Arminio”. C’è un detto che amo che dice Petra smossa nun pigglia lippu. Se sei una persona curiosa e sai anche fermarti ad osservare, la città si lascia scoprire da sola e il più delle volte ti mette sotto il naso pure le persone giuste, passate da lì al momento giusto, che ti sanno raccontare quello che i cortili da soli non sanno dire”.

Elisa Chillura.

Un insieme di storie e racconti portati alla luce in un libro. “Negli anni – dice la giornalista – mi sono resa conto di aver collezionato, anche grazie al lavoro che faccio, una quantità enorme di aneddoti, informazioni e curiosità sulla città. Cose che a me sembravano preziose sì, ma utili quanto gli album delle foto di famiglia: memorie personali da mettere in archivio. Poi mi hanno proposto di tirarle fuori per la collana della Newton”.

Una guida originale e fuori dagli schemi come la città di Palermo. “Il titolo – spiega Elisa – è uguale per tutte le città italiane. Forse la guida palermitana differisce rispetto ad altre città per il taglio. Meno convenzionale, più anomalo. È un libro che prova a tenere il segno della vastità di un popolo e di una città suggerendo storie e curiosità: ci sono mille esempi che raccontano contemporaneamente uno spirito di grandezza, di supponenza, che è tutto dei palermitani, uno spirito che li fa in qualche modo sentire dèi. E contemporaneamente riporta esempi della sua contraddittorietà, che si manifesta in abitudini di segno opposto: la tradizione orale dei cunti, le abbanniate esagitate si dileguano di fronte al nostro saper parlare per soli cenni, con una taliata, un’alzata di capo, un secco ntz“.

Un percorso che passa anche dal maestoso verde della città. “Palermo ha mille primati – racconta la Chillura -, ma ce n’è uno che apre un capitolo a cui sono molto affezionata: la città ha un giardino diffuso di alberi spettacolari, molti dei quali sono secolari e soprattutto sono tra i più vecchi del mondo. Il ficus dentro il Giardino GaribaIdi, con i suoi cinquanta metri di diametro e le sue ramificazioni complesse, è considerato l’albero esotico più grande d’Europa. C’è un intero itinerario da poter affrontare alla scoperta dei giganti verdi: dal falso kapok (l’albero ubriaco) dal busto pungente e rigonfio, alle profumate pomelie, che hanno portato in Sicilia il profumo delle Hawaii e il cui nome, in realtà, è frutto di una storpiatura tutta palermitana. Si chiama plumeria. Antonino Pizzuto diceva che probabilmente la stortura pittorica è dovuta al fiore: sa di pomo e ha la purezza di una camelia”.

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Luoghi ed esperienze che costruiscono un’identità. “Sono nata nell’entroterra – racconta Elisa Chillura – quindi è normale che il fascino più grande Palermo per me finisce per esercitarlo con i suoi luoghi di mare. Ma negli ultimi anni per questioni di lavoro mi sono concentrata molto su storie di isolamento (voluto o forzato), conoscendo contemporaneamente eremiti e abitanti dei quartieri con un forte rischio di disagio sociale. Così son finita per scoprire tante realtà attive per il recupero dei quartieri specie attraverso la streetart. Una vera e propria riappropriazione degli spazi, vicini al degrado, attraverso l’uso della bellezza, dai murales di Borgo Vecchio, alle incursioni dell’artista francese C215 venuto qui sulle orme di Caravaggio, alla magia del Ballarò Buskers che trasforma ogni anno il quartiere dell’Albergheria in un piccolo carillon pieno di saltimbanchi, bande musicali, giocolieri, acrobati, attori”.

La capacità di scrittura alla base di un racconto di passioni e miti. “Sono esperienze molto più di nicchia rispetto all’itinerario dei tesori architettonici della città- conclude Elisa Chillura -, eppure sono proprio queste le esperienze che restituiscono l’idea di una città in cammino verso una nuova identità, più ricca, più viva e che apre a nuove possibilità di racconto. Ho la fortuna di esercitare un mestiere che non appartenenti alle scienze tristi. Scrivo. E per mia fortuna la scrittura può orientare le passioni. E suggerire sguardi nuovi, sfatare miti, crearne nuovi”.

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