Il dramma delle donne migranti </br> Alessandra Sciurba e la ‘Cura servile’

Il dramma delle donne migranti
Alessandra Sciurba e la ‘Cura servile’

L’autrice e il suo libro sul fenomeno del lavoro familiare salariato delle donne migranti.

Un contatto diretto con i tanti migranti che ogni anno arrivano in Sicilia, con una vicinanza particolare alle storie raccolte negli incontri con le donne immigrate. Ecco da dove si può iniziare a parlare di Alessandra Scirba, scrittrice palermitana, che nei locali di Booq – Bibliofficina Occupata di Quartiere, in Vicolo della Neve all’Alloro – ha presentato il suo ultimo libro ‘La cura servile, la cura che serve’, edito da Pacini. La Sciurba, che ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Palermo con una tesi sui centri di detenzione amministrativa e le zone di concentramento dei migranti che le ha permesso di vincere nel 2008 il premio Dino Frisullo, e già autrice di ‘Campi di forza’. Percorsi confinati di migranti in Europa (Ombre Corte Edizioni), da anni si occupa di migrazione anche come attivista ed è attualmente redattrice di www.meltingpot.org del progetto Melting Pot Europa che si occupa di narrazione delle migrazioni nel nostro tempo.

2015-03-27 17.54.29Il tema centrale della ‘Cura servile’ è il lavoro familiare salariato delle  donne migranti, cui l’autrice si avvicina con approcci disciplinari diversi, racchiusi in quella che ha definito “una cassetta degli attrezzi” da cui attingere per analizzare il fenomeno. Il titolo pone sin da subito una questione di genere: la cura è di pertinenza femminile e ciò che è femminile è solitamente relegato nel privato. Queste donne vivono un ‘doppio confinamento’ sia come donne che come migranti. La loro condizione non è mai stata presa in considerazione tanto da essere regolata in maniera chiara da una normativa: la cura non è una questione politica. Tra le varie testimonianze raccolte, il libro racconta anche le vicende delle donne immigrate, lavoratrici nelle serre del ragusano, che sono costrette a subire violenze sessuali ma dal momento che non se ne parla politicamente, viene a mancare ogni forma di tutela.

 

 

Il sociologo Alessandro Dal Lago, presente all’incontro, riprendendo la filosofa Hannah Arendt ha dichiarato che: “considerare la cura come privata ed escluderla dall’agire politico significa non vedere il problema.  L’agire in pubblico  è una condizione fondamentale dell’umanità, portatore di diritti politici prima ancora che sociali e non goderne porta al maltrattamento”.

 In Italia si è affermato un modello di lavoro femminile precario, instabile, sfruttato, in quanto la questione di genere, all’interno di un mercato in crisi, viene oggi totalmente emarginata e la mancanza di servizi porta alla privatizzazione. “Per molti gli spostamenti di queste donne – sostiene Serena Marcenò, docente alla Facoltà di Scienze della Comunicazione –  sono proiezioni del lavoro di cura dal paese di origine ad un altro”. Si cerca in questo modo di colmare un deficit di welfare con un deficit di cura perché la donna è costretta ad una ‘doppia presenza’, di lavoro riproduttivo nel contesto familiare e produttivo in quello extradomestico.

2015-03-27 17.54.11L’autrice tiene a precisare che la cura non è una virtù femminile da estendere al mondo ma “la tensione tra necessità e la realizzazione piena di ciò che dà forma all’umano, chi non presta cura perde un elemento fondamentale dell’umanità”. L’elemento che accomuna queste donne è la necessità di una scelta della cui ingiustizia sono pienamente consapevoli. Allo stesso modo sono consapevoli del valore del lavoro di cura prestato e dei diritti violati, quello di unità familiare e quello di cura dei minori che vengono lasciati nel paese d’origine. Eppure scelgono di partire. Questa contrapposizione crea un danno morale, un male che deriva dai legami spezzati per favorire i legami di altre donne e ne danno testimonianza diretta Caterina Tinka, donna rumena immigrata in Italia, e i suoi figli.

La soluzione auspicata da Alessandra Sciurba è quella di un rinnovamento dei diritti e della giustizia, della nascita di un diritto di cura da dare e ricevere per creare un percorso che muova nella direzione della creazione di una ‘società della cura’. Ma perché tutto questo avvenga, torna ad affermare Dal Lago: “si dovrebbe dare per scontato il diritto politico di ogni uomo”.

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