Nel mondo di Giovanni Buzzurro: </br>“Rimorso? Non aver fatto un disco”

Nel mondo di Giovanni Buzzurro:
“Rimorso? Non aver fatto un disco”

Il musicista agrigentino negli ultimi cinque anni ha vinto ben quattro Grammy Awards.

Ha impugnato la sua prima chitarra a soli cinque anni facendola diventare la sua ragione di vita. Di passi avanti negli anni Giovanni Buzzurro ne ha fatti tanti. Ha vinto quattro Grammy Awards e adesso è impegnato nella composizione delle musiche per due film di un regista messicano. E in Messico, lui che si è trasferito per amore, continua la sua carriera da musicista non dimenticandosi mai della sua Sicilia, dove si reca sempre ogni volta che gli è possibile. Noi di LeiSì l’abbiamo intervistato.

14689938_10210445825958622_996146684_oParlaci dei tuo primo amore, la chitarra.

“Ho preso in mano la mia prima chitarra intorno ai cinque anni. Mio padre ne aveva regalato una a mio fratello quindi, avendola a portata di mano, per mia fortuna è stato amore a prima vista”.

In famiglia c’è un altro musicista oltre te, che rapporto hai con tuo fratello?

“Il rapporto con i miei fratelli è splendido solo Francesco fa il musicista infatti con lui abbiamo sempre suonato insieme tranne durante il mio periodo con il gruppo i ‘Tinturia’ che mi dava poco tempo per duettare con lui. L’altro mio fratello, Roberto, fa lo chef e credetemi anche lui è un grande artista ma dei fornelli”.

C’è un musicista che ti ha ispirato? Se sì, quale?

“Non penso ci sia un musicista che mi abbia influenzato in particolare ho sempre ascoltato di tutto da Jobim a Paco de Lucia, Pino Daniele, e poi i grandi bassisti per cercare di emularli Jaco Pastorius, Tom Kennedy, Alain Caron e Patitucci”.

Com’è attualmente il panorama jazzistico italiano, secondo te?

“Per me è parecchio florido, sono infatti tanti i musicisti che amo ascoltare: da Fabrizio Bosso a Francesco Cafiso ma anche Danilo Rea. Mi preoccupa soltanto il fatto che ultimamente diminuiscono i festival o le rassegne dove questo genere può manifestarsi”.

Quanto conta lo studio tecnico della musica e che tipo di lavoro deve fare, secondo te, un musicista per riuscire a rivelare la propria personalità?

“Lo studio del proprio strumento sta alla base di chi decide di far diventare la musica il proprio lavoro. Bisogna farsi trovare sempre preparati e disposti ad affrontare generi diversi. Penso che il musicista in questo modo può crescere notevolmente. La personalità di chiunque viene fuori da sola principalmente perché il suono di ogni musicista è qualcosa di unico”.

14724137_10210445822958547_437607367_oLa composizione che avresti voluto scrivere?

“Avrei voluto scrivere parecchie cose come Imagine di John Lennon, o Que Será di Chico Buarque. Però sono abbastanza contento delle cose che scrivo senza nessuna velleità e solo per amore alla musica”.

Qual è il traguardo più importante che hai raggiunto in questi anni?

“Penso siano stati i quattro Grammy Awards vinti negli ultimi cinque anni con i dischi Lila Downs, uno internazionale e tre latini, ma penso sia altrettanto importante mettersi in gioco su altri fronti come quello della produzione musicale, lavoro davvero avvincente che ormai faccio costantemente”.

Qual è stata la critica più severa che ti hanno fatto in questi anni?

“La critica più severa è da tempo sempre la stessa cioè di non aver fatto un disco tutto mio, nel senso che produco parecchia gente, faccio l’arrangiatore, compongo parecchio, da bassista ho preso parte almeno ad una quarantina di dischi ma sia per questione di tempo che per paura di sbagliare non riesco a convincermi che sarebbe importante lasciare un documento del genere ai posteri, inoltre Aristotele diceva che passiamo parecchio tempo a far grande gli altri non pensando a noi stessi. Forse è ora di sedersi e iniziare a lavorarci”.

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C’è qualcos’ altro che vuoi condividere con le lettrici di LeiSì?

“Amo il mio mestiere e penso sia una specie di benedizione riuscire a fare nella vita ciò che ami, devi comunque avere accanto una serie di fattori che sostengono una decisione del genere, una famiglia solida che ti appoggia e poi una compagna che ama vederti felice facendo ciò che ti piace. Da piccolo amavo la musica e i viaggi col lavoro che faccio riesco ancora a sognare. Inoltre in questo periodo sto lavorando alle musiche di due film dello stesso regista messicano che si chiama Gibran Bazàn”.

Ph. copertina (Beby Santaella).

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