“Life: non oltrepassare il limite” </br> Thriller fantascientifico ‘ispirato’

“Life: non oltrepassare il limite”
Thriller fantascientifico ‘ispirato’

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Ispirandosi ad “Alien” e a “Gravity”, il nuovo film di Daniel Espinosa tiene alta la tensione.

Un equipaggio composto da sei astronauti rappresentanti di quattro nazionalità diverse recupera la capsula Pilgrim contenente campioni provenienti da Marte che potrebbero dimostrare l’esistenza della vita su un altro pianeta diverso dalla Terra. Tra i campioni viene individuata una cellula che esposta alla giusta atmosfera inizia a reagire agli stimoli. L’entusiasmo coinvolge non solo la stazione spaziale ma anche il pianeta Terra, i bambini scelgono per la creatura persino il nome Calvin.

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Più le ricerche avanzano più Calvin dimostra di essere un essere pluricellulare senziente tutto muscoli, tutto cervello,  fotoricettivo, amichevole e innocuo. Ma la sua natura non è fatta per la convivenza con altre specie viventi, furbo e ostile il suo unico scopo è la sopravvivenza.

Compito dell’equipaggio sarà quello di tenere a tutti i costi Calvin lontano dalla Terra.

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Diretto da Daniel Espinosa, Life: non oltrepassare il limite è un b-movie che mescola fantascienza, thriller e horror senza arrivare allo splatter, che riesce a tenere alta la tensione e l’interesse. Ma il film pecca di scarsa originalità ispirandosi in maniera fin troppo evidente a Gravity di Alfonso Cuaròn (vd. le sequenze iniziale e finale) e ovviamente ad Alien di Ridley Scott, il cui concept rimane invariato se non per un chiaro avanzamento tecnologico nella resa delle immagini, degli scenari ma anche dell’alieno a metà fra un calamaro e un stella marina gelatinosa.

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Notevole infatti l’attenzione al dettaglio nel mostrare l’avanzamento fisico dell’essere che progressivamente raggiunge fattezze sempre meno simili a una cellula e più simili invece a un animale extraterrestre di cui, in fase finale, assumiamo anche lo sguardo in prolungate soggettive.

Il cast, composto tra gli altri da Jake Gyllehal, Ryan Reynolds e Rebecca Ferguson, non si fa notare soppiantato dall’esigenza narrativa (peraltro anche questa poco dettagliata) piuttosto che dall’approfondimento dei personaggi le cui descrizioni sono limitate soltanto a brevi cenni sulla loro precedente vita sulla Terra.

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Tutto sommato “Life: non oltrepassare il limite” è un film dalle buone potenzialità senza grandi pretese che cerca di intrattenere ma anche di stimolare alla riflessione. E’ giusto valicare i confini umani assumendosi prerogative oltreumane, rischiando l’imprevedibile?

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