Cose da matrimonio </br> Buffet o lotta per la sopravvivenza?

Cose da matrimonio
Buffet o lotta per la sopravvivenza?

Cosa succede quando il pranzo di un matrimonio diventa una 12 ore di cibo no-stop?

Che sia una villa o un catering, un ristorante o un agriturismo, la scelta di cosa mangiare e cosa offrire agli invitati è sempre il punto cruciale che determinerà se il vostro matrimonio sarà stato un successo o un completo fiasco. Supponendo che almeno metà degli invitati rinuncino alla colazione se il matrimonio è a pranzo, o al pranzo se il matrimonio è a cena, ciò che tutti si aspettano sono porzioni abbondanti da criticare senza sosta. Meglio sentirsi dire che si è fatto spreco di cibo che si è patita la fame: questa è la prima regola da tenere in considerazione nella scelta del menu nuziale.

L’abbondanza degli antipasti, negli ultimi anni, ha fatto in modo che fossero serviti sullo stesso tavolo di buffet cibi provenienti da ogni cultura. Le gradite arancine, crocchette, cazzilli e panelline fritte al momento e servite a temperatura vicina a quella del nucleo del sole sono sicuramente le prelibatezze preferite dai nonni, insieme all’angolo del polpo bollito diventato la chicca degli ultimi anni. Ci sono sposi che osano, giovani dediti alla vita mondana che hanno girato il mondo, o sono semplicemente arrivati in città dal paese, che propongono sushi e sashimi accanto alle sarde a beccafico e ai mini sformati di parmigiana di melanzane. Coerenza sconosciuta, in questi casi, ma di sicuro accontenteranno i gusti di tutti, dall’invitato più ricercato ai sempre famosi – e onnipresenti – nonni. Meglio specificare prima che non si tratta di pesce poco cotto o crudo per sbaglio, quando verranno loro presentati rotolini di nigiri e hosomaki. Meglio ancora non dire affatto che sono tenuti stretti da un’alga.

Più si parla di matrimoni popolari, più i finger food e le porzioni da ristorante Michelin sono sgradite. Piatti da portata con coreografie e decorazioni  possono subire critiche pesanti se, alla fine, i ‘ravioli di cernia su crema di avocado, curry e odore d’arancia’ sono, a conti fatti, tre ravioli e basta. Peggio se mostrano un pesce spada ancora intero per elogiarne la freschezza, portato in trionfo al centro della sala su un tavolo a rotelle, e poi sul piatto arrivano cinque/sei ‘bocconcini’ su una salsa decantata di cui frega poco un po’ a tutti. Più si scende, invece, nello stivale italiano, partendo dalle zone campane e arrivando a quelle siciliane, più la preparazione al matrimonio richiede, per invitati e sposi, un vero e proprio training da cibo, un allenamento alla resistenza. Non si tratta solo di quantità eccessiva: si tratta di durata.

E allora è una sfilata del gusto, contando ore tra una portata e l’altra, intervalli di musica, di pianobar, di ballo, di consegna delle bomboniere, di discorsi e applausi, di cin cin e fiumi di vino che scorrono senza sosta. Se vi sono dei divanetti, saranno occupati dagli anziani nell’orario pomeridiano e dopo le undici di sera. Sperando che per quell’orario almeno il primo dei primi sia stato servito. Buffet di antipasti che richiede sei/sette uscite da parte dei camerieri, tre primi, due secondi, buffet di dolci, taglio della torta, ore trascorse a ballare, a ridere e a sentire le barzellette sconce degli zii più gagliardi sbronzi all’orario adatto. E di nuovo la spaghettata, la porchetta tagliata finissima, un altro po’ di dolci… e poi è successo. Personalmente. Pizze cotte in forno a legna sfornate alle quattro di notte.

Non è più matrimonio. È una gara di sopravvivenza.

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