Chiamami col tuo nome</br> Guadagnino punta l’Oscar

Chiamami col tuo nome
Guadagnino punta l’Oscar

Candidato a quattro premi Oscar, ecco la recensione del film più discusso del momento.

Trama

Elio Pearlman passa l’estate del 1983 con i genitori nella villa del seicentesca ereditata dalla madre. La tranquillità della villa, immersa nel verde e negli alberi da frutto del nord Italia, viene interrotta dall’arrivo di Oliver, uno studente americano di 24 anni anche lui di origine ebrea che sta completando la tesi di dottorato con il padre di Elio, professore di archeologia. Il carattere di Oliver, a tratti sfuggente in altri ammaliante, conquista chiunque abbia modo di passare del tempo con lui.

Elio, ragazzo invece introverso che trova riparo dall’emozioni nella sua musica, trova la presenza di Oliver destabilizzante e arrogante provando quasi gelosia per il feeling che si stabilisce fra il giovane studente e il padre. Ma il diciassettenne Elio è anche alla scoperta di sè, del proprio io e delle proprie pulsioni che lo confondono e lo imbarazzano. E’ soprattutto la presenza di Oliver a fargli provare sensazioni a cui non riesce fin da subito a dare un nome. Sarà il vedere Oliver ballare con una sua amica a fare chiarezza in Elio il quale cercherà di sfuggire a questa presa di coscienza buttandosi fra le braccia di Marzia.

call by your name

Ma l’amicizia fra Elio ed Oliver è destinata inevitabilmente a diventare qualcosa di più, qualcosa di prezioso e irripetibile che sul finire dell’estate porterà i due giovani a scoprire chi sono davvero l’uno nel nome dell’altro.

La regia di Luca Guadagnino

Call me by your name completa la “trilogia del desiderio” del regista. Candidato a quattro premi Oscar per miglior film, miglior canzone originale (Sufjan Stevens – Mistery of love), miglior sceneggiatura non originale e miglior attore protagonista (Timothée Chalame) è diventato subito un cult e la maggiore sorpresa del prossimo concorso dell’Academy. Il film è tratto dall’omonimo romanzo dello statunitense di origine egiziana André Aciman uscito 11 anni fa e diventato subito uno dei best seller del momento.

Guadagnino, ispirandosi sia a Bertolucci sia al cinema impressionista nella fotografia e nelle inquadrature, è stato capace di immortalare come in una cartolina il non luogo e il non tempo a cui fa riferimento Aciman. Sebbene sparsi lungo il film vi sia qualche indizio sulla localizzazione spaziale e temporale del film (1983, le Alpi Orobie, Craxi e Grillo e la musica anni ’80) l’ambientazione rimane bucolica e bohèmien.

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Ciò che bisogna soprattutto apprezzare della scena creata da Guadagnino è la delicatezza, senza morbosa attenzione, con cui guarda e descrive l’amore fra Elio e Oliver. Si pensi per esempio all’ellissi sugli alberi con voce fuori campo durante il primo incontro fra i due giovani. Da non sottovalutare poi l’uso narrativo della colonna sonora e l’utilizzo voluto di tre lingue (francese, italiano ed inglese – per questo si consiglia una visione non doppiata) per sottolineare l’ambiente privilegiato in cui agiscono i protagonisti. Le inquadrature ravvicinate sui volti inoltre permettono di ammirare l’espressività dei due attori protagonisti Timothée Chalame ed Amie Ammer. E’ il primo soprattutto a mostrare grande sicurezza sulla scena e a creare le basi per l’affiatamento tra i personaggi.

call me by your name

Le sequenze da non perdere

Sono infine due le scene da attendere con trepidazione: ve le segnaliamo ma non vi sveliamo alcun dettaglio. La prima diventerà una scena cult e riguarda un momento intenso di Elio con una pesca (sì il frutto, avete capito bene!). L’altra è invece un dialogo/monologo del professore che spiega al figlio Elio la rarità del rapporto con Oliver da custodire come regalo del destino.

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