Baby Driver, il genio della fuga </br> Crime story senza precedenti

Baby Driver, il genio della fuga
Crime story senza precedenti

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La nostra recensione del film che diverte, stupisce, commuove e sconvolge.

Baby è un asso del volante, scelto come autista di fiducia dal boss Doc con cui deve saldare un debito. All’apparenza un uomo distinto, Doc gestisce la mala vita della città portando a segno una rapina dopo un’altra grazie all’abilità di Baby e alla sete di denaro delle sue crew che non vedono di buon occhio la presenza del ragazzo. Non solo infatti la giovane età ma anche l’isolamento di Baby non fanno che insospettire soprattutto Bats, il più sanguinario dei collaboratori di Doc.

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Baby infatti non è un driver come tutti gli altri: il suo segreto è il ritmo con cui affronta la vita da cui si distacca con le note che escono dal suo iPod vintage. La musica, che non solo ascolta ma che compone, lo aiuta a sopportare gli spari dei proiettili e il brusio lasciatogli in tenera età da un incidente.

Una volta promesso al nonno che non si farà più coinvolgere nuovamente dai piani di Doc, riesce a trovare un lavoro onesto grazie anche all’amore incontrato in una tavola calda. Deborah è una cameriera che con la sua voce e il suo viso angelico attirano l’attenzione di Baby riportandolo sulla retta via. Fino a quando Doc, però, non lo richiamerà per un nuovo colpo destinato al fallimento.

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Prendete un pizzico di Tarantino e uno di La La Land, aggiungete abbondante Fast and Furious, condite con una colonna sonora memorabile e reminiscenze anni ’50 e mescolate energicamente fino ad ottenere una miscela omogenea chiamata Baby Driver – Il genio della fuga. L’inglese Edgar Wright crea qualcosa di unico, una crime story che sa di musical ma anche di commedia, di love story e di action movie. Con ritmo incalzante sorprende ad ogni scena cambiando registro secondo l’occasione e smorzando i toni con sarcasmo e arguzia. I dialoghi sono quasi superflui perché la trama si regge tutto sulla playlist scelta secondo l’umore di Baby.

Tenendo alta la tensione, Wright riesce anche a nascondere tra le pieghe della narrazione anche il segreto di Baby facendola avanzare come una danza coreografata.

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Ansel Elgort, con il suo viso pulito ma con un’espressione che lascia trapelare il passato di uno che ne ha viste tante, già viene considerato il nuovo James Dean di Gioventù Bruciata. Sullo stesso piano Lily James rielabora con carattere il mito di colei che aspetta il suo principe azzurro e che, se necessario, va a riprenderselo. Grande ritorno per Kevin Spacey che, un po’ appesantito, sconvolge per il suo self control al contrario di un Jamie Foxx cruento e folle.

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