“Arrival”, recensione e spiegazione </br> Molto più di semplice fantascienza

“Arrival”, recensione e spiegazione
Molto più di semplice fantascienza

2692

Indecisi se vederlo? La risposta è: fatelo. Nella parte finale anche la spiegazione del film.

Diretto da Denis Villeneuve e scritto da Eric Heisserer, Arrival è basato sul libro “Storia della tua vita” di Ted Chiang ed è interpretato da Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker.arrival 2

La pellicola racconta di dodici misteriose navi aliene chiamate “gusci” apparse improvvisamente sul nostro pianeta. Sin dall’inizio non è chiaro nè lo scopo di questa apparizione nè il perchè della scelta dei punti di atterraggio sulla Terra. Per questo motivo la linguista Louise Banks ed il fisico teorico Ian Donnely vengono contattati dal colonnello dell’esercito americano Weber e posti a capo di un team che ha come obiettivo quello di entrare in contatto con le forme di vita aliena.

Sin da subito la comunicazione con gli “Eptapodi”, questo il nome dato agli alieni per via dei loro sette arti, si rivela possibile ma complessa: le misteriose forme di vita si esprimono infatti tramite dei simboli circolari con componenti tra loro collegati che si rivelano difficilmente interpretabili.

arrival 4Con l’aiuto di Ian, Louise riesce pian piano a decifrare e riprodurre il linguaggio alieno ma la difficoltà di comunicazione dà subito vita a forti incomprensioni. Gli omologhi team dislocati su tutto il pianeta interpretano con grandi differenze le risposte date dagli alieni alla domanda “perchè siete qui”, traducendo la risposta con “offrire armi”, elemento che verrà colto dalla Cina come un segnale di pericolo che renderà inevitabile un attacco preventivo. Louise invece sosterrà che proprio la difficoltà di traduzione potrebbe aver creato un difetto di interpretazione laddove “arma” potrebbe in realtà essere tradotto anche come “strumento”.

Quando l’attacco si rivelerà ormai imminente, grazie ad un’ultima comunicazione nella lingua aliena, Louise comprenderà il vero significato della loro apparizione, il loro modo di vedere il tempo e gli eventi e, in extremis, riuscirà ad evitare una guerra tra specie.

Lontano dal classico genere action-movie tipico di colossal come “Indipendence Day”, Arrival propone una presenza aliena che viene addirittura ribaltata rispetto all’immaginario collettivo dominato dall’unica, possibile dicotomia “amici/nemici”. Gli Eptapodi compaiono sul pianeta ma “aspettano” di essere contattati. Le loro navi aprono letteralmente i portelli ogni 18 ore per dare l’opportunità agli umani di comunicare con loro. Gli alieni, si scoprirà, sono apparsi sulla Terra per condividere il proprio sapere con gli umani sapendo che, tremila anni dopo, avranno bisogno a loro volta del loro supporto.arrival 3

E questo cambia tutto. Saranno dunque gli alieni a chiedere aiuto all’umanità.

Il film si concentra dunque sulla necessità di capire. Capire gli alieni, comunicando con loro nella loro difficile lingua ma anche capire e comunicare a livello di specie, condividere, dialogare in maniera coordinata a livello mondiale. E non è un caso che l’errata traduzione di “arma” porti come immediata conseguenza la rottura del canale di coordinamento tra tutte le nazioni operanti.

Capire il linguaggio alieno corrisponderà, in ultima battuta, ad apprenderne il modo di vedere l’universo e – soprattutto – il tempo. Passato e presente infatti perdono di senso e si rivelano per Louise intimamente connessi l’uno all’altro, tanto da potersi influenzare a vicenda.

In definitiva un film fortemente consigliato, lasciando la spiegazione del suo significato alla seconda parte di questo articolo.

SPOILER ALERT – SPIEGAZIONE DEL FILM (Per chi lo avesse già visto)

La chiave di lettura di “Arrival” risiede nell’ Ipotesi di Sapir-Whorf, citata anche nello stesso film, che sostiene – in maniera molto semplificata – che il modo in cui un popolo si esprime determini il suo modo di pensare. In altre parole, studiare un linguaggio porterebbe a imparare a interpretare il mondo così come fa un determinato popolo.

Ed è esattamente quello che accade. I segni circolari degli alieni, che non sono lettere nè parole ma interi insiemi di significati connessi (un segno equivale ad un intero discorso “umano”) sono anche l’indicazione del loro modo di pensare/vedere. Scrivono in “due sensi” (i cerchi si compongono istantaneamente in entrambe le due metà) perchè gli alieni “pensano” tutto insieme, e vedono tutto insieme: passato, presente e futuro. Sono sulla terra perchè 3mila anni dopo avranno bisogno dell’aiuto degli esseri umani. Intervengono 3mila anni prima dunque, vedendo nel loro futuro.

Quando Louise comprende come scrivere, comprende anche il loro modo di vedere. Ecco il perchè di tutti i Flash-forward (salti in avanti) che mostrano lei e Ian come una coppia, la loro figlia gravemente malata che morirà e così via. Sin dall’inizio del film Louise racconta ciò che le è accaduto quando ha incontrato gli alieni e come ha iniziato ad osservare il futuro potendosi spostare tra presente e ciò che accadrà in maniera istantanea.

Ecco perchè, proprio nel futuro, il Generale dell’esercito Cinese – sapendo ormai le doti di Louise, note al mondo in quel futuro – le parlerà dandole le istruzioni affinchè in passato lui avesse potuto crederle scongiurando la guerra.

 

Lascia un commento

*