8 Marzo, giornata della donna </br> La ricorrenza fra origine e tradizione

8 Marzo, giornata della donna
La ricorrenza fra origine e tradizione

Miti e leggenda alla base dell’istituzione. Com’è festeggiata nel mondo e cosa ne pensano gli uomini.

L’otto marzo è riconosciuta come la giornata internazionale della donna a livello planetario. Nel corso degli anni le donne hanno lottato con una forza prima inimmaginabile per l’ottenimento della parità di diritti nei confronti degli uomini, e quello che oggi sembra scontato, come il diritto di avere un lavoro o di poter esprimere il proprio voto alle elezioni, altro non è che il risultato di sacrifici, di tanta forza interiore, di una battaglia continua che ha attraversato tutto il Novecento.

I miti legati alla festa sono numerosi. La storia più nota collega l’otto marzo ad un presunto incendio in un cotonificio di New York, dove rimasero uccise centinaia di operaie. Questa, e le altre leggende legate alla festa della donna, sono in realtà delle farse create per nascondere e camuffare il vero motivo politico che si cela dietro la scelta dell’ottavo giorno di marzo come festività per elogiare l’operato delle donne. Questi avvenimenti storici sono avvenuti realmente ma non di certo in questa data. Molti non sanno che, peraltro, il giorno predefinito per questa ricorrenza non è sempre stato questo: la data è cambiata diverse volte, oscillando fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, in concomitanza con le rivendicazioni socialiste e comuniste dei primi anni del ‘900 in diversi paesi europei.

La scelta definitiva dell’otto marzo è avvenuta nel 1917: proprio in quel giorno, nel cuore della Prima Guerra Mondiale, le donne russe guidarono una protesta contro la guerra marciando su Mosca e prevalendo sulla blanda reazione dei cosacchi. Per questo motivo, tre anni dopo, la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste fissò all’8 marzo la Giornata Internazionale dell’Operaia.

Perfino la mimosa ha una sua connotazione politica. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in Italia, veniva formata un’associazione denominata UDI, Unione Donne in Italia, su iniziativa di donne appartenenti a partiti prevalentemente di sinistra. La mimosa divenne allora simbolo dell’associazione poiché fiorisce proprio nel mese di marzo, in concomitanza con la data scelta per celebrare la donna. Nei primi anni cinquanta, durante la guerra fredda, distribuire le mimose diventò un gesto sovversivo, legato indissolubilmente ad un concetto politico che collegava le donne al comunismo. Bisogna aspettare gli anni Settanta e i movimenti del femminismo per poter assistere alle prime vere forme di libertà concesse alle donne.

Libertà di pensiero, di scelta, di decisione per il proprio corpo, per la propria carriera, per la propria vita. Ancora oggi si è costretti ad assistere a scene che vedono le donne messe a tacere, ritenute incompetenti anche nei settori in cui hanno le migliori specializzazioni, dopo aver conseguito titoli di studio adeguati. Ciò che avviene, in Italia e nel mondo, è vergognoso: non c’è ragione per cui le donne debbano essere considerate inferiori. Anzi, è indubbio che possano svolgere più compiti contemporaneamente: mamme e donne in carriera allo stesso tempo, senza tralasciare la propria persona.

L’otto marzo, forse, non dovrebbe essere considerato nemmeno una festa: dovrebbe essere invece una giornata dedicata agli uomini, per ricordare a quella parte di mondo maschile che le vorrebbe inferiori quanto le donne hanno fatto per se stesse, e quanto siano in grado di fare per gli altri.

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